La riserva idrica per gli usi civili è di 130 milioni di metri cubi. Ma ai rubinetti ne arrivano solo 88 milioni e mezzo. Il 30% degli sprechi si disperde in mille rivoli. Amos Cecchi di Publiacqua: "Sui 6mila chilometri di tubi prevista la manutenzione per 55 chilometri in tre anni"
Firenze, 26 marzo 2008 - Circa 40 milioni di metri cubi di acqua potabile, nell’area metropolitana di Firenze, Prato e Pistoia, ogni anno imboccano la via sbagliata: non quella dei rubinetti, ma quella delle falle, disperdendosi nel terreno in mille inutili rivoli. Una perdita che erode, giorno dopo giorno, le risorse idriche impiegate per gli usi civili e che, tenendo conto del fatto che l’acqua potabile ha un costo di circa 10 centesimi a metro cubo, incide sulla tariffa a carico dei consumatori con un aggravio di spesa pari a 4 milioni di euro. Numeri enormi, che vanno ad aggiungersi a quelli, altrettanto preoccupanti, che riguardano la dispersione delle risorse idriche in settori come l’agricoltura e l’industria (in Toscana l’acqua prelevata dagli acquedotti e impiegata per usi civili è il 40% del totale, contro una media nazionale del 18%).
In particolare, nell’area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia ogni anno si consumano, 88,5 milioni di metri cubi di acqua potabile. La riserva impiegata per gli usi civili si aggira invece sui 125-130 milioni di metri cubi. Questo significa che il 30% dell’acqua si disperde prima di raggiungere i rubinetti di casa. E se è vero che esiste una soglia di dispersione per così dire fisiologica, ineliminabile, pari al 20% del totale delle risorse, limite con il quale sono ancora oggi costretti a confrontarsi paesi come la Francia e la Germania, che pure hanno una rete idrica assai più efficiente della nostra, è anche vero che la città di Firenze con la sua media del 27-28% non si fa onore (la media nazionale è comunque superiore e si attesta intorno al 40%).
Insomma, anche ponendosi come obiettivo il raggiungimento del target europeo, c’è un margine di circa 15 milioni di metri cubi d’acqua (più di un un quarto dell’attuale capienza del Bilancino) su cui lavorare per recuperare risorse. Un milione e mezzo di euro che i consumatori potrebbero risparmiare. "Il problema esiste - ammette il presidente di Publiacqua Amos Cecchi - e stiamo cercando di risolverlo, attraverso una politica di investimenti che ci consenta, intervenendo sulla rete idrica, di raggiungere i livelli di efficienza di altri paesi europei".
"Le perdite - spiega Cecchi - sono essenzialmente riconducibili a falle e rotture che si producono lungo la rete idrica". Seimila chilometri di tubi per tutta l’area metropolitana, mille e cento soltanto nella zona di Firenze, dove la stragrande maggioranza delle condutture (eccezion fatta per due terzi delle grandi dorsali che percorrono i viali di circonvallazione) ha ormai più di 50 anni. "Per cercare di migliorare la situazione - continua Cecchi - la società ha deciso di agire su due fronti. Da una parte con interventi di riparazione ad hoc, da eseguire dietro attento monitoraggio e su segnalazione di singoli episodi di danneggiamento o rottura. La sostituzione delle tubature a rischio sull’intera rete idrica avrebbe costi proibitivi. In ogni caso sulla manutenzione straordinaria l’azienda, che sul fronte investimenti detiene il primato al livello italiano, dal 2002 al 2007 ha investito 120 milioni di euro su 350 e nel piano operativo 2008-2011, che dovrà essere approvato dall’Ato, questo capitolo di spesa copre 55 dei 250 milioni di euro previsti".
L’altro versante su cui Publiacqua intende operare è quello della prevenzione. "Da circa un anno - spiega infatti Cecchi - abbiamo avviato un programma di sperimentazione per la ‘distrettualizzazione’ dei principali acquedotti dell’area metropolitana. Un intervento che dovrebbe costare in totale 15-20 milioni di euro. Dopo l’intervento pilota su Settignano, stiamo lavorando su Sesto Fiorentino, Prato e Pistoia. Il progetto prevede in sostanza la divisione delle rete idrica che fa capo a ciascun acquedotto in più settori, per ciascuno dei quali uno specifico pool di tecnici interviene con controlli attivi mirati. Controlli eseguiti anche con l’ausilio di sonde e che consentono di monitorare da vicino il funzionamento di pompe e serbatoi e di calcolare, sia di giorno che di notte, il livello di pressione effettivo e ottimale". La logica, in questo caso, risponde all’antico detto "prevenire è meglio che curare".
Roberta Della Maggesa
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