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Firenze

OMICIDIO-SUICIDIO

"Spara due colpi di pistola
per non perdere anche Chiara"

La poliziotta, che ha ucciso la figlioletta, lavorava alla Direzione interregionale di Poggio Imperiale. Nella sua auto gli investigatori hanno trovato un biglietto dove non ci sono spiegazioni del gesto, ma solo un 'addio'. Anche l’ex marito della donna è un agente della Polizia di Stato in servizio nel reparto anticrimine della questura di Prato

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Firenze, poliziotta uccide la figlia e si spara (foto Castellani) Firenze, 27 febbraio 2008 - "Se non può stare con me, non rimarrà nemmeno con te". Lucida distruttiva follia, che ha portato ad annientare tre vite. Cecilia Chilleri, 49 anni, ispettrice di polizia in servizio a Firenze, dopo aver atteso girovagando in auto che la figlia Chiara di 9 anni si addormentasse, ha parcheggiato in piazza Moro a Pieve a Nievole, tra la parrocchia e gli uffici postali, poi ha sparato alla bambina e quindi ha rivolto l’arma verso di sé. Si è uccisa con un colpo in bocca della sua pistola d’ordinanza. Anche l’ex marito della donna, Lidiano Gugliemo Sardi, è un agente della Polizia di Stato in servizio nel reparto anticrimine della questura di Prato. E proprio a Prato era scattata nel 1996 la scintilla del loro amore durato dieci anni. I due si sono conosciuti all’ufficio Polfer della stazione Centrale di Prato, dove entrambi prestavano servizio. Un anno dopo il matrimonio, culminato con la nascita della figlia nel 1999. In seguito all’attività nella polizia ferroviaria, i coniugi avevano optato per strade professionali diverse, entrambi con promozione di grado.

 

Lei di origine fiorentina era rientrata nel capoluogo, lui era rimasto a Prato, ma in servizio alla questura. Come casa avevano scelto invece Quarrata, anche se l’uomo non aveva la residenza nell’abitazione in cui la famiglia viveva. Più tranquilli i primi anni della relazione, poi piano piano il male oscuro sarebbe entrato nell’esistenza della moglie e la coppia si era chiusa in se stessa. I compagni di lavoro che si sono stretti in un abbraccio commosso e fraterno a Sardi. Sembra, specialmente negli ultimi anni, che i colleghi riuscissero sempre meno a coinvolgere Sardi in uscite, serate o partite di calcetto. L’amico era spesso taciturno, probabilmente cercava di risolvere e celare il dramma familiare che lo stava travolgendo. "Con grande dignità", dicono. Avrebbe tentato in ogni modo di capire, di porre rimedio, fino alla richiesta d’affidamento della bambina, fino a ieri mattina quando si è recato sul luogo della sparatoria. Inimmaginabile fino a poche ore prima, però, anche per lui. Ha guardato con gli occhi di poliziotto, di uomo e di padre, lo strazio dentro la Uno bianca. Disperato. Annichilito. Chi lo conosce lo descrive come un uomo buono e riservato.

 

Come "gentile, affabile, riservata e molto, molto brava", i colleghi descrivono Cecilia Chilleri. Ma ultimamente qualcosa in lei si era spezzato. Madre di Chiara e di Chiara assassina, moglie che stava per diventare ex. Due colpi di pistola le sono serviti per chiudere il conto con un disagio coniugale che rischiava di farle perdere sua figlia. Perché il suo disagio non è cosa delle ultime settimane. La depressione, forse causata dalla morte della madre. Poi gli sbalzi di umore e questa bambina, avuta tardi, che aveva 9 anni appena e che era diventata, come molte volte accade tra persone che separano le loro vite, motivo di tensione. Lei, la piccola, sembra volesse stare sempre con il padre. La mamma, invece, la voleva tutta per sé. Quando ha saputo che il padre ne aveva chiesto l’affidamento ha visto spalancarsi la voragine: "Se non posso tenerla io".

 

Non aveva più pace, Cecilia Chilleri, non riusciva a trovare consolazione nelle parole e non riusciva ad aspettare, come chiunque aspetti un verdetto che sa essere negativo, che il giudice di Firenze decidesse sulla separazione e sull’affido. Avrebbe sopportato la prima, mai il secondo. Per questo l’altra sera ha preso la piccola Chiara, guidando l’auto fino alla piazzetta di Pieve a Nievole, e l’ha portata definitivamente con sé dopo averle raccontato l’ultima fiaba.

 

LA FOTO DEL GIORNO

Il direttore de 'La Nazione' Francesco Carrassi, la signora Marisa Monti Riffeser e il direttore di sede Luigi Giacumbo

L'evento a Palazzo Pitti

Il direttore de 'La Nazione, Francesco Carrassi; la presidente del gruppo Poligrafici Editoriale, Marisa Monti Riffeser e il direttore di sede, Luigi Giacumbo a Palazzo Pitti. L'occasione era la cena di inaugurazione del convegno 'Giovani lettori e nuovi cittadini'

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