Firenze, 28 gennaio 2008 - Dal prossimo anno cambiano i percorsi di studio dell'ateneo fiorentino, ed è una svolta 'al ribasso'. Dalle 93 lauree di primo livello e le 108 magistrali, si passerà a, rispettivamente, 71 e 81 corsi di laurea. Uno sfoltimento che è frutto della riforma prevista dal decreto ministeriale 270 del 2004 e che ha come obiettivo una riorganizzazione dell'intero panorama formativo.
Si punta insomma alla qualità; migliorerà e diventerà più razionale il numero dei docenti di ruolo per garantire un'adeguata copertura degli insegnamenti. "Ci siamo posto l'obiettivo - ha detto il rettore Augusto Marinelli - di far partire i nuovi ordinamenti al più presto, convinti che questo sforzo porterà a migliorare e accelerare il percvorso formativo degli studenti riducendo i fuori corso".
Ma se da un lato il numero totale di lauree sarà sfoltito, dall'altro sarà garantito l'ampio panorama di scelta grazie ai vari curricula, in modo da non impoverire l'attuale offerta disciplinare. "Significa -ha commentato il rettore - facilitare la scelta dello studente e il loro orientamento durante gli studi e al momento del collocamento nel mondo del lavoro".
L'applicazione della riforma della didattica, percorso avviato lo scorso anno, ha avuto oggi una tappa importante. Le proposte di revisione degli ordinamenti sono infatti approdate all'esame del Senato accademico e domani, dopo la delibera del Consiglio di amministrazione, attraverso l'inserimento nella banca dati nazionale, passeranno all'esame del ministero dell'Università.
"Con i decreti ministeriali del luglio scorso -ha spiegato Sandro Rogari, prorettore alla didattica - sono state
modificate le classi di laurea e sono stati anche previsti alcuni requisiti rigidi per l'attivazione dei corsi di studio.
In particolare ogni corso di laurea dovrà coprire almeno il 50% degli insegnamenti di base e caratterizzanti con
docenza strutturata nel settore disciplinare specifico, pena la non attivazione del corso. L'Università di Firenze,
seguendo una scelta di qualità, ha deciso di portare per la maggior parte dei casi fino al 70% la quota di crediti
formativi universitari che deve essere coperta da docenza di ruolo".
All'orizzonte della riforma della didattica c'è anche un altro obiettivo, al quale si lavorerà nei prossimi mesi: la riduzione del numero degli insegnamenti e degli esami che, attraverso la revisione dei regolamenti didattici, renderà più lineare lo svolgimento degli studi. Solo la facoltà di Medicina rimane, per ora, con l'offerta formativa attuale, poiché non sono stati emanati i decreti relativi alle nuove classi di laurea delle professioni sanitarie. L'applicazione della riforma, naturalmente, mantiene il diritto degli studenti a chiudere il ciclo di studi nel corso cui sono già iscritti.
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