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PROCURA MILITARE: IL PROCESSO PER LA STRAGE

A caccia di altri militari ancora in vita
colpevoli dell'eccidio di Castello

La caccia al testimone è partita ufficialmente ieri mattina. La procura militare di La Spezia avrà otto mesi di tempo a disposizione per individuare i componenti ancora in vita del commando tedesco che il 5 agosto 1944 uccise dodici civili dell’Istituto farmaceutico militare di Castello. La decisione è stata presa dal gip del tribunale militare di La Spezia nell’ambito del procedimento penale nei confronti di Johann Leonhard Hans Fenger

eccidio castello Firenze, 22 dicembre 2007 - La caccia al testimone è partita ufficialmente ieri mattina. La procura militare di La Spezia avrà otto mesi di tempo a disposizione per individuare i componenti ancora in vita del commando tedesco che il 5 agosto 1944 uccise dodici civili inermi all’interno dell’Istituto farmaceutico militare di Castello. La decisione è contenuta nel provvedimento emesso ieri dal gip del tribunale militare di La Spezia nell’ambito del procedimento penale nei confronti di Johann Leonhard Hans Fenger, il pensionato tedesco di 81 anni che fece parte di quel commando. Secondo il giudice, che aveva già respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Marco De Paolis, sono necessari ulteriori accertamenti: interrogare i testimoni già sentiti e trovarne altri.

 

L’ex paracadutista, che ieri era rappresentato in aula dagli avvocati Valentina Antonini e Roberta Fiorella, potrebbe essere l’unico soldato tedesco ad essere giudicato per quella rappresaglia. La prova della sua partecipazione al massacro deriva da una sua dichiarazione resa 40 anni fa durante un processo in Germania in cui venne ascoltato in qualità di testimone. Fu lui stesso ad ammettere il fatto ma, dal momento che si tratta di dichiarazioni non utilizzabili ai fini del procedimento in corso, è necessario percorrere altre strade. Proprio per questo motivo, oltre a ordinare un supplemento di indagini, il gip Stefano Grillo ha espressamente disposto la ricerca di eventuali testimoni di quel massacro. Non si tratta di un compito facile. Due ufficiali tedeschi, il maggiore che autorizzò la rappresaglia e il capitano che comandò il plotone di esecuzione, sono morti alcuni anni fa. Di tutti gli altri si sono perse le tracce. La procura dovrà mettersi in contatto con le autorità tedesche e procedere per rogatoria, ma se anche le ricerche dovessero dare esito positivo, non risulterebbe semplice acquisire la testimonianza di un eventuale superstite. E anche arrivare a Fenger non è stato affatto facile. La ricostruzione dell’eccidio di Castello è stata effettuata attingendo dal rapporto stilato dopo il conflitto dal sergente inglese Thomas Smedley, della 78esima sezione della 'Special Investigation Branch'. Il fascicolo, che sarebbe rimasto agli atti del ministero dell’Interno della Gran Bretagna fino al 1999, fu trovato al Pubblic Record Office di Londra da Stuart Hood, detto 'Carlino', un partigiano che durante la seconda guerra mondiale era stato a Campi Bisenzio. In base alle carte, la strage del Farmaceutico fu ordinata dal comandante di zona come rappresaglia per il ferimento di un militare tedesco. Il soldato raccontò di essere stato ferito da un italiano. In realtà fu colpito da un commilitone all’interno di un’abitazione privata di via Locchi. I fatti sono stati ricostruiti nei particolari, ma la procura spezzina è entrata in possesso delle carte solo pochi anni fa. Troppo tardi per processare i due ufficiali responsabili dell’eccidio, ma non per giudicare il soldato Johann Fenger. Ora non resta che trovare i testimoni.

Cosimo Zetti










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