Morte prematura di un ferroviere
"L'amianto è una concausa":
pensione per gli eredi
La corte dei conti della Toscana dà ragione ai familiari di un ferroviere 'fumatore' morto nel '94 e riconosce loro la reversibilità: "I 20 anni di lavoro a contatto con l'amianto sono stati una concausa determinante"
Firenze, 30 aprile 2007- Non era solo e tutta colpa delle sigarette. La morte di un dipendente delle Ferrovie 'fumatore' avvenuta nel 1994, non può essere attribuita soltanto alle sigarette, ma i vent'anni di lavoro a contatto con l'amianto rappresentano una causa concorrente, 'efficiente e determinante'.
Questo è quanto ha stabilito il giudice unico presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Toscana, che ha riconosciuto agli eredi di un dipendente delle Ferrovie dello Stato il diritto al trattamento pensionistico privilegiato di reversibilità.
L'operaio, che aveva lavorato nelle stazioni di Incisa e Compiobbi, era morto nel 1994. La pensione di privilegio era stata negata ai familiari perché il decesso non era da considerare dipendente da cause di servizio. Il ricorso presentato dai familiari era stato ritenuto inammissibile perché l'uomo era un fumatore e la morte avvenuta per carcinoma del polmone destro.
''E' una sentenza che dà giustizia all'incertezza - ha commentato l'avvocato Alessandro Tarducci, legale degli eredi del dipendente deceduto - che da sempre esiste sulle cause delle malattie provocate da esposizione all'amianto. In questo caso è stato riconosciuto che il manipolare macchinari contenenti asbesto (amianto) come coibentante deve essere considerato quanto meno concausa, anche con l'abitudine di fumare, dell'insorgenza delle neoplasie polmonari. Si è riconosciuto, quindi, che fra asbesto e fumo di sigaretta si realizza quel sinergismo di potenziamento efficiente e determinate per il conseguimento del trattamento pensionistico di privilegio''.
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