Empoli, 8 settembre 2017 - Centotré giorni. Tanto è passato dall’ultima volta in cui gli azzurri hanno messo piede al "Renzo Barbera". Che poi, a guardare i precedenti, ci sono stadi con una tradizione ben peggiore rispetto a quello palermitano. Non è questo il punto. Il punto è che l’Empoli torna sul luogo del delitto, torna laddove poco più di tre mesi fa ha gettato al vento quattro anni straordinari. La retrocessione, ma anche il modo in cui questa è arrivata. La rabbia dei tifosi al ritorno a Empoli, la scelta della società di mandare via tutti. In un certo senso, quella di domani rappresenta una gara speciale. Segna probabilmente la chiusura di un cerchio, il vecchio che se ne va per fare posto al nuovo. Vivarini e i suoi guardano avanti e così ha scelto di fare anche la gente, ma per qualcuno, al Barbera, ci sono ancora i fantasmi.

E’ ad esempio il caso di Pasqual e Krunic, ma anche di Zajc e Veseli, gli unici ad essere rimasti. Ci sarebbe pure il buon Mchedlidze, ma lui non era in campo il 28 maggio e non lo sarà nemmeno domani. Per loro, questa non è una partita qualsiasi. E’ l’occasione per dimenticare una volta per tutte quello che è successo nell’ultimo campionato. I loro compagni se ne sono andati, un po’ per scelta personale e un po’ per volere della società. Qualcuno lo ha accettato di buon grado, altri decisamente meno, ma la verità è che a una settimana dalla fine del mercato e con la prima vittoria ufficiale alle spalle l’Empoli è davvero un altro Empoli. Giocatori, staff e mentalità: lontani i tempi in cui sopra al Sussidiario aleggiava un’aura di negatività, tifosi e società hanno voglia di dimenticare e ripartire. Adesso sono tutti concentrati verso un’unica direzione e la strada che hanno imboccato sembra finalmente quella giusta.

L’ultimo legame col passato è probabilmente davvero il Barbera. Quello che doveva diventare lo stadio della rinascita si è trasformato in un vero e proprio incubo. Nel luogo in cui gli azzurri dovevano cancellare le disavventure di una stagione e superare il record di permanenza nella massima categoria si è materializzato un dramma sportivo che non ha precedenti nella storia del club. La frattura profonda tra squadra, allenatore e pubblico si è consumata lì, tra dichiarazioni fuori luogo, mea culpa reciprochi e un atteggiamento in campo assolutamente inaccettabile. Regola vuole che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli, ma all’Empoli di oggi viene chiesto di cancellare il passato e quanto visto domenica scorsa col Bari lascia intravedere il sereno al di là delle nubi. Servirà del tempo, certo, ma il Barbera è un simbolo, uno spartiacque. Scacciare i fantasmi è un dovere a cui Pasqual e soci non possono sottrarsi.