Empoli, 5 settembre 2017 - C'è già chi ha scomodato il duo Tavano-Maccarone, gente capace di segnare qualcosa come 221 gol complessivi con la maglia dell’Empoli. Lasciamo perdere. Qui c’è di mezzo la storia, tra l’altro anche piuttosto recente e di sicuro non a lieto fine. Non è il caso. Certo è che Ciccio Caputo e Alfredo Donnarumma non potevano scegliere un modo migliore per presentarsi al pubblico del Castellani. Sarà che dopo i disastri dello scorso anno il popolo azzurro cercava attaccanti come l’acqua nel deserto, fatto sta che quei tre gol siglati al Bari hanno lasciato tutti a bocca aperta.

Vietato esaltarsi, specialmente di fronte ad una squadra tutta nuova, ma se consideriamo che un anno fa la formazione di Martusciello aveva impiegato 12 giornate per segnare 6 gol e oggi quella di Vivarini è a quota 4 dopo due partite ce n’è abbastanza per riconciliarsi col gioco del calcio.

Qualcuno dirà che quella era serie «A» e questa è la cadetteria: vero, verissimo, ma quello che Caputo e Donnarumma hanno fatto in 90 minuti contro il Bari, cioè segnare e scambiarsi assist in quel modo, non si vedeva dai tempi di Tavano e Maccarone. La società, in quel caso, fu brava a scommettere sulla voglia di riscatto di due bomber straordinari, quella di oggi, invece, ha scommesso su giocatori che possono integrarsi al meglio e che rispecchiano in tutto e per tutto il volere di Vivarini.

Su Ciccio Caputo c’è poco da dire: quando uno segna 74 gol in 5 stagioni di «B», viene da chiedersi come mai nessuno abbia deciso di puntare su di lui anche nel massimo campionato.

Non per girare il coltello nella piaga, ma se ci fosse stato lui al posto di Thiam e Marilungo, o magari di Gilardino visto il rendimento che ha avuto in azzurro, cosa sarebbe successo un anno fa? La risposta sembra scontata, ma parlare col senno del poi è fin troppo facile e allora meglio concentrarsi sul presente e sul futuro dell’Empoli.

Il Ciccio di oggi non può essere paragonato a quello di ieri, ma il cammino imboccato dal bomber di Altamura invita all’ottimismo. Anche perché gli azzurri hanno fatto contro il Bari quello che una squadra dotata di buon senso fa quando ha a disposizione un giocatore così: lo mette in condizione di far male agli avversari.

A far questo ci ha pensato soprattutto il suo compagno di reparto, vale a dire Alfredo Donnarumma. Vivarini lo conosce da tempo e sa quello di cui è capace. Lui, con quell’aria un po’ sorniona, si è dimostrato altruista nei confronti del collega e quando l’altro gli ha restituito il favore è stato implacabile sotto porta. La storia insegna che è bene andarci coi piedi di piombo: dopo il 4-0 di Pescara un anno fa si disse che l’Empoli aveva risolto i suoi problemi davanti, ma se c’era un modo giusto per ripartire gli azzurri l’hanno trovato.