Empoli, 21 settembre 2017 - In gruppo lo chiamano «Betto».... «Era anche il soprannome di Bettini, ma lui era un campione» precisa subito. Alberto Bettiol da Castelfiorentino, 24 anni il prossimo mese, si schermisce, fa il modesto. E anche quando gli si fa presente che è uno dei nove corridori più forti d’Italia, lui sorride e replica... «Ma no, sono uno dei nove più in forma del momento, è per questo che il ct Cassani mi ha chiamato in Nazionale». In maglia azzurra, il talento castellano, domenica prossima correrà la corsa ‘regina’ della rassegna iridata in programma a Bergen in Norvergia: 267,5 km su un circuito ondulato da ripetere 11 volte (partenza alle ore 10). E’ il suo terzo mondiale, dopo quello di Copenaghen da Juniores e quello di Firenze da Under 23. Ma questo ha un sapore speciale...
Bettiol, quanto pesa questa maglia azzurra?
"Moltissimo. Mi carica di responsabilità e la onorerò fino alla fine. Credo di essermela proprio guadagnata. Dopo il Tour, che ho chiuso in crescendo, ho sempre dimostrato di andare forte. Di esserci. Sì, lo posso dire a testa alta: non ho rubato il posto a nessuno”.
Quando e come è arrivata la convocazione? 
"Era il 28 agosto, il giorno dopo la classica di Plouay. Stavo facendo una sgambata con Simone Antonini (corridore Stabbia, in forze alla squadra belga Wanty, ndr). Mi bruciava ancora la delusione di essere stato ripreso all’ultimo chilometro, quando sento squillare il cellulare: “Ciao sono Cassani, senti se vai così forte io ti porterei al Mondiale”. Non sapendo che dire ho semplicemente risposto “grazie” e poco più, ma dentro esplodevo di gioia. Da quel momento in poi però avrei dovuto confermare ciò che di buono avevo fatto vedere. In Quebec sono andato bene e poi alla Coppa Agostoni, nonostante il viaggio intercontinentale e il fuso orario, ho chiuso al 4° posto. Alla Coppa Bernocchi, il cittì ha finalmente sciolto le riserve e diramato la lista dei titolari: tra questi c’ero anch’io".
 Che ruolo giocherai al mondiale? «Dovrò inserirmi negli attacchi, soprattutto se ci saranno uomini pericolosi. Mi metterò a disposizione, ma sarò anche pronto a giocarmi le mie carte. Dovrò essere bravo a gestirmi, a sprecare il meno possibile nella parte iniziale. Il mondiale è una corsa molto lunga e se dovesse piovere diventerebbe ancora più dura. Se potessi scegliere preferirei un po’ di pioggia: servirebbe a fare una prima scrematura".
Sarà ancora Sagan l’uomo da battere? 
"E’ il super favorito, ma ha anche un punto debole: corre praticamente da solo, non ha una Nazionale forte. Noi dovremo essere bravi a isolarlo, a sfiancarlo".
 La tua famiglia e il fan club castellano ci saranno? 
"Stavolta no, quest’anno hanno già fatto molte trasferte: sono venuti anche alla partenza e all’ultima tappa del Tour. Però, anche da casa il tifo non mancherà. I miei genitori organizzeranno un pranzo con amici e parenti. Staranno tutti davanti alla tv. Non voglio sbilanciarmi, ma proverò a fargli fare anche un salto sulla sedia".