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Occupazione e crisi: il lavoro se non c’è lo si ‘inventa’

Due ragazze rilevano un supermercato e un diciannovenne diventa pasticcere DI ANDREA CIAPPI E COSIMO FIRENZANI

Valerio nel suo laboratorio di pasticceria (Germogli)
Valerio nel suo laboratorio di pasticceria (Germogli)

Empoli, 2 novembre 2013 - UNO: DISOCCUPATA da due anni, vende la casa e investe i soldi per rilevare un’attività e riprendere a lavorare. Due: dipendente di un supermercato ‘di prossimità’, quando la società lascia la gestione del negozio si trasforma in imprenditrice si se stessa e rileva il supermercato per continuare a lavorare. Uno e due accadono a Empoli, nello stesso posto (la Bottega Sma di via Ridolfi) e le protagoniste sono due amiche, Serena Scorcucchi, 40 anni, e Antonella Tani, 36. Hanno messo in piedi la società che oggi gestisce la Bottega Sma. Le due donne, per dividere le spese, condividono la stessa abitazione.


SERENA Scorcucchi ricostruisce la vicenda: «La precedente gestione di questo piccolo supermercato, con cui si lavorava molto bene, ha deciso di lasciare e io mi sono trovata a dover prendere delle decisioni. Sono affezionata a questo posto — racconta mentre si dà daffare dietro al banco della gastronomia — non avevo alternative e dunque mi sono trasformata in imprenditrice. Mi sono messa in società con una cara amica disoccupata da due anni, e che ha avuto il coraggio di vendere la sua casa per investire nel nostro lavoro». Per avere conferma, bastano pochi metri all’interno del market, mentre Serena serve piatti confezionati, pane, focacce, formaggi (molta attenzione ai prodotti locali, e c’è la possibilità della spesa a domicilio).

 

Antonella Tani è alla cassa: «E’ andata proprio così, ora abito da Serena e condivido le spese della casa con lei. Lavoravo dal 1999 per una compagnia telefonica, due anni fa ho perso il lavoro. Non riuscivo a trovare più niente, mentre l’età avanzava... Serena mi ha chiesto di entrare in società per rilevare questo piccolo supermercato e lavorarci. Ho un diploma di assistente alle comunità infantili, ma non mi è servito. Per investire soldi in questa società e quindi nella Bottega Sma, ho dovuto vendere la casa, e meno male che ci sono riuscita, e ho ripreso volentieri a lavorare qui. Coraggio? Sì — insiste — quello non mi è mai mancato, e d’altronde oggi senza coraggio non vai da nessuna parte».
I clienti apprezzano, la bottega si anima di persone e c’è chi, ascoltando le risposte di Antonella, annuisce e afferma: «Questa è la strada giusta per crearsi un futuro».

Andrea Ciappi

 

METTERSI in gioco a diciannove anni, quando ti sei diplomato da pochi mesi. E decidi di riprendere la tradizione di famiglia da tre generazioni: l’arte di far dolci. Per altro, tornando a far vivere una pasticceria di Castelfiorentino nata negli anni ’70, ma che da qualche anno era chiusa.
IL CASTELLANO Valerio Di Gesto ieri pomeriggio ha inaugurato i nuovi locali in via Benozzo Gozzoli. Con il fondamentale sostegno della famiglia, Valerio ha deciso di intraprendere questa sfida in tempi in cui per una giovane trovare lavoro non è facile.

 


«L’idea, con mio padre pasticcere e la mamma che ha sempre lavorato nella ristorazione, c’era da tempo — racconta — Ma si è concretizzata soltanto negli ultimi cinque-sei mesi. Si è aperta questa possibilità e abbiamo accolto questa sfida molto volentieri. Del resto, in questa zona di Castelfiorentino non ci sono pasticcerie».


Oltre al padre, anche la madre darà una mano. E il vecchio proprietario ha deciso di insegnare al giovane il mestiere: «Voleva veder rivivere il suo negozio affidandolo a un giovane», aggiunge Di Gesto. Insomma, non è da solo nell’impresa. Ma il giovanotto è titolare unico a tutti gli effetti. «Ci siamo rivolti anche al progetto giovani imprenditori della Regione — spiega assieme alla madre, mentre fervono i preparativi per l’inaugurazione di ieri pomeriggio — Se le cose vanno per il meglio, in futuro potremmo anche ampliarci. Per ora abbiamo dato una rinfrescata ai locali».

HA ALLE spalle tre generazioni di pasticceri. «Sono cresciuto tra i dolci — racconta Valerio — ma alle superiori ho fatto ragioneria all’Enriques e ho finito a giugno. D’estate poi ho lavorato in un’azienda castellana. Adesso, ho deciso di riprendere la tradizione di famiglia. Una tradizione che sento anche mia».

Cosimo Firenzani
 

 

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