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Il settore industriale
si mantiene 'tonico'

Non mancano le ammaccature, certo, ma i dati della produzione sono ancora a quota +5%

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Un operaio di un'industria tessile

Empoli, 28 dicembre 2010 - Per il settore manifatturiero il 2010 rischia di chiudersi con un’intonazione meno positiva di quanto facevano sperare i dati dei primi due trimestri, anche se il terremno resta positivo. Le cifre del terzo trimestre (quelle del quarto non sono ovviamente ancora dispionibili) disegnano un panorama in cui le imprese riescono ad avere numeri positivi in quanto a produzione, ma in misura minore rispetto ai numeri fatti registrare precedentemente. Il tasso di variazione tendenziale, in basee all’analisi della Camera di commercio che si attaglia con buona approssimazione all’Empolese Valdelsa, resta in terreno ampiamente positivo, ma con un cedimento: si passa infatti dal +9,5% al +5%, una percentuale comunque migliore di quella toscana (+3,5%).

 

D’altra parte le notizie abbastanza preoccupanti sullo stato di salute finanziario di alcuni Paesi dell’area euro, i famosi Pigs (acronimo non molto fine, visto che in inglese significa maiali), sembrano fatte apposta per gelare le attese degli osservatori, e soprattutto degli imprenditori e dei loro dipendenti. Quasi una conferma del peso della psicologia nelle attività economiche, che non sono certo fatte solo di gelide formule matematiche. E poi, quando i venti di crisi imperversano, è più difficile pensare a investire, e quindi, ad esempio, diventa più difficile vendere macchinari, senza contare che chi ha fatto ordini per rimpolpare le scorte si ferma se le richieste diminuiscono e considerando che certi stimoli fiscali previsti dai vari stati, compreso il nostro, sono terminati.

 

Cresce anche il fatturato dell’industria , con un +6,6% annualizzato, migliore del 4,6 toscano. Per quanto riguarda gli ordini, fanno notare gli esperti della Camera di commercio, "si è verificata una situazione opposta al precedente trimestre, con una robusta ripresa della domanda interna (+17,5%) trainata dal comparto meccanico, mentre si riducono gli ordinativi esteri (-1,9%) risentendo del sostanziale contributo negativo apportato dalle imprese di grandi dimensioni (-23,9%)". Un dato spiegato dalla continua perdita di posti nella grande industria a livello nazionale.

 

Le medie e le piccole imprese, invece, sono quelle, come dicevano i dati citati qualche setttimana fa sugli avviamenti al lavoro nella nostra zona, che contribuiscono in buona parte a fermare l’emorragia occupazionale. D’accordo, a livello provinciale siamo sempre in territorio negativo, ma il dato si fa meno preoccupante, visto che passa da -1,9% a -0,6% su base annua, mentre rispetto al precedente trimestre la variazione risulta positiva (+0,6%).

 

La cassa integrazione cresce un po’ meno, anche se si mantiene a livelli alti, mentre prosegue l’aumento delle ore di ‘cassa’ in deroga, la cui quota su quella straordinaria è passata dal 4,3% al 12,3% in soli dieci mesi. "E questo non è proprio un dato confortante, visto che oltre alle imprese fino a 15 dipendenti vi rientrano anche quelle che hanno dato fondo al periodo massimo consentito per le ore ordinarie in base alle norme".

Bruno Berti


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