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Il Chianti Montespertoli
cerca la propria identità

Specialisti dell'Università di Firenze al lavoro per stabilire un disciplinare che rilanci le prospettive di mercato

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Un vigneto (foto germogli)

Empoli, 16 dicembre 2010 - Chissà se un giorno, in una degustazione 'cieca' tra decine di vini senza alcun segno di riconoscimento, poter sentire dire dal sommelier dopo l’assaggio: "Sì, questo è senz’altro un ottimo vino Chianti di Montespertoli". Con profumo e gusto 'oggettivamente' inconfondibili. E’ possibile arrivare a questo traguardo? E quanto ci vorrà? Ci sta lavorando, per inquadrare l’obiettivo, la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, Dipartimento di Biotecnologie Agrarie. Titolare del progetto è il professor Mario Bertuccioli, coadiuvato dalla ricercatrice dottoressa Valentina Canuti. Alla prima domanda — cioè se è possibile tagliare quel traguardo — si risponde che ci sono buone probabilità "a patto che si investa nello studio"; alla seconda, si replica che, ovviamente, tempi certi ancora non ce ne sono. Ma il piano per dare un’identità precisa al vino Chianti di Montespertoli è ben avviato e se n’è parlato in un convegno promosso dal Comune ai Lecci, al quale era presente anche l’assessore all’agricoltura Patrizia Ducci per la quale il vino 'made in Montespertoli' deve soprattutto "recuperare le proprie caratteristiche".

 

Sette importanti aziende di Montespertoli hanno messo a disposizione dell’Università di Firenze un ettaro di terreno coltivato a vigneti Chianti: Tenuta di Morzano, Castello Sonnino, Fattorie Parri, Tenuta Moriano, Tenuta di Maiano, Fattoria Poggio Capponi e Tenuta Barbadoro. La 'carta d’identità' del vino Chianti di Montespertoli, secondo quanto illustrato all’inizio del progetto da Giacomo Benucci (Morzano), sarebbe anche un buon viatico per tenere alla larga la crisi: "Il mercato internazionale sta reggendo – aveva avuto modo di osservare – ma quello italiano ha purtroppo dovuto fare i conti con un calo di vendite del 15% negli ultimi due anni".

 

Ma sentiamo direttamente dall’Università come stanno le cose. "Sono due anni che stiamo lavorando su Montespertoli — rivela Valentina Canuti — per vedere se il vino di quel territorio può avere una riconoscibilità precisa per il consumatore finale. Ne serviranno certamente altri, di anni: bisogna vagliare la potenzialità dei vigneti, la composizione dei terreni, come si può procedere nei campi ed in cantina per arrivare ad ottenere un vino riconoscibile". "Siamo dovuti partire da un’indagine conoscitiva — aggiunge il professor Bertuccioli — per valutare se oggi questo vino ha una collocazione ‘identitaria’ sul mercato. Il nostro traguardo sarà fornire alle aziende indicazioni tecniche precise su come agire nei vigneti ed in cantina per rendere il vino riconoscibile ai consumatori. La qual cosa è interessante poiché oggigiorno è forte la domanda di prodotti di nicchia, di elevata qualità. Il progetto ha ottenuto un finanziamento da Arsia, però per procedere occorre che i produttori di Montespertoli ci credano sino in fondo e ci investano".

Andrea Ciappi


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