Empoli 11 agosto - Se nel piano sanitario della Regione Toscana è stato inserito un intero capitolo dedicato all’autismo lo si deve in gran parte a Marino Lupi e alla sua battaglia culturale. Presidente dell’associazione Autismo Toscana, medico fucecchiese e padre di un ragazzo autistico (Francesco, che oggi ha 24 anni), Marino Lupi con tenacia ed entusiasmo lavora quotidianamente alla costruzione di «una società migliore, in grado di dare un futuro ai suoi figli più deboli». Una strada lunga e in salita, che non percorre da solo. Lungo il cammino ha trovato alleati preziosi: è di pochi giorni fa la notizia di un finanziamento regionale di 50mila euro, voluto dal presidente Enrico Rossi, per sostenere il progetto della Serra della Casa di Ventignano.


 
Presidente, dalla nascita dell’associazione (nel 2001) ad oggi la ‘sua’ battaglia culturale ha abbattuto molte barriere mentali...
«Stiamo vincendo su tutti i fronti. Il sostegno del presidente Rossi ci invita a proseguire su questa strada che avvicina i nostri ragazzi ad una vita che abbia un senso e li porta lontani da quegli istituti di ricovero e badantato a cui si sta tornando a pensare».

Com’è nata La Casa di Ventignano?
«Nella mia mente e in quella dell’ex sindaco di Fucecchio, Florio Talini, è nata nel 2004. Il taglio del nastro è avvenuto nel 2009. La struttura, su due piani di 200 metri quadrati ciascuno, è stata realizzata in appena 5 anni a partire da un rudere in mezzo alla campagna di Ventignano: quando si crede nelle cose, nulla è impossibile. Attualmente ospita 35 ragazzi, dagli 8 ai 25 anni, con autismo più o meno grave. E’ un luogo di abilitazione e riabilitazione, ma anche di accoglienza e aggregazione».

Poco più di un anno fa, nel maggio 2013, è stata inaugurata anche la Serra. Sta già dando i suoi frutti?
«Eccome. Ci lavorano dagli 8 ai 10 ragazzi della Casa per 10 ore alla settimana insieme agli agricoltori della cooperativa Sinergic@, che è il motore di questa attività, e agli operatori della Casa di Ventignano. All’interno della serra vengono coltivati ortaggi, messi poi in vendita in cassette da cinque chilogrammi al prezzo di dieci euro. Le nostre finanze però sono in grossa sofferenza. La vendita delle cassette non è sufficiente a coprire le spese che dobbiamo sostenere. Per questo abbiamo presentato il nostro progetto al presidente Rossi che ha voluto sostenerci in maniera inequivocabile. Il “lavoro prima di tutto” anche per i nostri ragazzi, che meritano questa opportunità. Questo sostegno, oltre ad aiutarci economicamente, dà rinnovato entusiasmo e forza alla nostra azione».

C’è ancora molto da fare in materia di autismo?
«Si stima che sul territorio dell’Asl 11 ci siamo un centinaio di soggetti autistici. La società, e chiunque abbia responsabilità decisionale e amministrativa, dovrebbe impedire che queste persone vivano ad un livello inferiore rispetto al nostro, ad un livello dove i diritti non sono quelli degli altri. Abbiamo il dovere di costruire per queste persone un percorso di presa in carico che renda la loro vita dignitosa, una vita che abbia un senso, con un’occupazione, un lavoro. Solo il lavoro può dare una ragione di vita ad una persona adulta anche se disabile. Il resto sono asili per adulti, costosissimi, che fanno dimenticare a queste persone anche il loro nome. Investiamo risorse per i loro diritti e troviamo indicatori che ci facciano capire che queste risorse sono spese bene. Ne cito alcuni: autonomia, libertà, indipendenza, competenza, capacità, lavoro, felicità. Lavoriamo per questo. Lavoriamo insieme. Ce n’è tanto bisogno».