Empoli, 7 gennaio 2018 - Sei mesi dopo, è ancora lì. Molto più che un’ombra. E’ un’offesa e una minaccia, al tempo stesso. Quella svastica, scoperta la mattina del 19 luglio scorso, è ancora ben evidente sulla lapide collocata sul fianco del monumento della ex Vetreria Taddei. Troppo, davvero. Non che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Barnini non sia stata tempestiva nell’intervenire per rimuovere la vernice che aveva imbrattato la struttura stretta tra via Fratelli Rosselli e largo 8 Marzo, assolutamente. Ma di certo, forse complice il materiale di cui è fatta la targa che raccoglie i nomi dei 55 deportati nei campi di sterminio e concentramento nazi-fascisti, quel simbolo di morte, orrore e umiliazione per milioni di persone è sempre lì.

E’ sotto gli occhi di chi passa. E’ sotto gli occhi di chi, quegli anni di terrore, li ha vissuti per lo meno nei racconti di padri e nonni o di amici, scampati al raid. Era il marzo del 1944. Ci fu uno sciopero generale per chiedere migliori condizioni di vita. Fu l’unico organizzato nei Paesi occupati dai tedeschi. Anche gli empolesi vi presero parte. Nella notte dell’8 marzo, vennero arrestati i partecipanti e alcuni antifascisti, raggruppati e poi trasferiti a Firenze per essere deportati. Quella croce uncinata ancora lì è nemica dei valori ribaditi da quella pietra, semplice eppure inestimabile, incisa «per non dimenticare, per recare testimonianza, insieme a tutti i nostri concittadini che subirono la stessa, inenarrabile esperienza dei campi di sterminio». In poche parole, deve sparire. E se il ‘ritocco’ messo in atto per cancellarla non è stato sufficiente, forse merita studiare una nuova strada da percorrere.

Magari l’installazione di una nuova lapide, perché no, studiata insieme ai ragazzi che frequentano le scuole empolesi. Del resto, elaborare un progetto che significa no alla violenza e alla discriminazione è un percorso che vale sempre la pena di intraprendere. Un percorso denso di significato e di riflessione, qualunque sia la propria idea. Perché pensare a cosa può comportare prendere in mano una bomboletta e dar sfogo alla ‘creatività’ non può che giovare a chiunque, giovane e non. E basta fare un giro intorno alla ciminiera, memoria storica e culturale della ex Vetreria Taddei, per anni orgoglio produttivo empolese, ci mette di fronte all’ennesimo scempio. Sui mattoni che guardano largo 8 Marzo, c’è un’altra scritta, vergata con la bomboletta spray nera, amatissima evidentemente dai writer che si sbizzarriscono in città. In barba al senso civico e al rispetto dell’altro.

S. P.