Empoli, 17 giugno 2017 - Grida, forti e incomprensibili. Mani che si allungano per agguantare le braccia del contendente o, in caso di sfidanti di sesso femminile, le ciocche di capelli da tirare con violenza. Poi le corse, a frotte, da un lato all’altro della piazza, fino a raggiungere via Verdi e viale Buozzi, salvo poi tornare al punto di partenza. Come nel Monopoli, non la città bensì il gioco in scatola: finito il tour, si passa inevitabilmente dal via. Ecco, a Empoli, il via di scorribande senza fine è piazza don Minzoni.

Un'area pedonale, dalle aiuole fiorite e colorate, che ormai ha perso ogni dignità. E’ un pensiero comune, come le certezze che prendono campo giorno dopo giorno, zuffa dopo zuffa. «Qui, onestamente, quando ti guardi intorno, non puoi non sentirti in pericolo». a dirlo è un habitué del rettangolo sul quale affaccia la stazione ferroviaria. Un rettangolo dove giovedì pomeriggio si è consumata l’ennesima sceneggiata: protagonisti uomini e donne di colore, un attimo prima seduti sulle panchine lato via Verdi un attimo dopo preda della furia cieca.

Urla, schiamazzi. Il più agguerrito è il gentil sesso. I passanti si soffermano: assistono al nuovo spettacolo. C’è chi scuote la testa, chi lascia le panchine sull’altro lato della piazza. «Il fresco è meglio prenderlo da un’altra parte: tanto prima o poi in questa piazza finisce male», riflette un pensionato. Ci sono tutti gli elementi della sentenza già scritta.

I residenti chiamano le forze dell’ordine: dieci minuti e arrivano polizia e carabinieri. Un paio vengono caricati sulle volanti davanti alla stazione, ma niente di che: identificati e a casa. A scatenare il nuovo round da ring cittadino? Pare un telefono lasciato su un bancone e poi sparito nel nulla. Questa la molla che avrebbe fatto scattare le manate, gli spintoni, soprattutto lungo il tratto di strada che dalla piazza porta al semaforo di via Verdi. «Ma quando finirà tutto questo? – chiede un uomo che per lavoro ogni giorno fa tappa in zona –. Come lasci l’ufficio e ti affacci in strada, non c’è ora del giorno in cui non incroci sguardi strani. Si viaggia a testa bassa, sperando non capiti nulla».

Qualcuno lo chiama degrado, fatto di bivacchi di nullafacenti – o quasi – che talvolta degenerano in risse più o meno corpose e violente. Si dice che in ballo non ci sia la sicurezza bensì la sua percezione. Quello che è certo è che ormai in quella piazza non c’è più un orario a rischio. Sorvolando su spaccio e prostituzione, ogni momento è quello giusto per trovarsi coinvolti in inseguimenti e liti. Giorno e notte.