Empoli, 7 settembre 2017 - IN TUTTO lo scorso anno sono stati quattro i casi di malaria trattati nel reparto di malattie infettive dell’ospedale San Giuseppe di Empoli e nel 2017 non c’è alcuna emergenza di questo tipo. Si tratta secondo il personale medico di una malattia comune per quei pazienti che vivono da anni in Italia e fanno rientro al loro paese di origine, l’Africa, dove avendo perso l’immunità, contraggono la malattia con facilità. Ma non c’è allarme nel territorio dell’Asl Toscana Centro dopo il caso della bambina di Trento deceduta a seguito del virus. La malaria è un virus conosciuto negli ospedali. Inoltre, i casi registrati in questa zona della Toscana, almeno negli ultimi anni, sono tutti «importati» ossia infezioni scattate in persone che hanno contratto la malattia all’estero.

«LI RICOVERIAMO in malattie infettive semplicemente per fare tutte le analisi del caso ma potrebbero sostare anche in altri reparti perché il virus non si trasmette da persona a persona – racconta la dottoressa Daniela Messeri –. Negli ultimi anni, sono capitati soltanto cittadini africani che vivono in Italia da tempo e che avendo fatto rientro nel loro paese d’origine per una vacanza sono stati colpiti dalla malattia. Abbiamo trattato anche molti bambini ma essendo comunque persone semi immuni ossia persone che in passato hanno già fatto profilassi per la malaria il loro decorso è sempre favorevole e il virus compare in maniera molto soft. Il vero problema potrebbe verificarsi nel caso di viaggiatori inconsapevoli che rientrando da questi Paesi si dimenticano di dirlo e quindi fanno tardare una diagnosi in questo senso. Allora la malattia può diventare più seria fino alla malaria celebrale quella che appunto colpisce i vasi del cervello provocando la morte del paziente come è accaduto alla bambina di Trento».

NEL DETTAGLIO nell’area fiorentina nel 2016 sono stati 40 i casi di malaria registrati nei quattro presidi ospedalieri dell’Asl Toscana Centro: oltre ai quattro qui a Empoli, ventuno a Firenze, dodici a Prato e tre a Pistoia. Alcuni pazienti sono residenti nel territorio delle Asl di riferimento, ma gran parte dei cittadini trattati invece non hanno la residenza in questa area.

«LA PRIMA COSA da fare una volta che ricoveriamo un paziente con sospetto di malaria è identificare la carica virale – spiega Messeri –. Ovviamente per farlo deve scattare il sospetto e per questo la diagnosi tempestiva è importante. Una volta compresa l’entità dell’infezione usiamo combinazioni derivanti dall’artemisina, sostanza specifica per combattere il virus e che nel giro di tre giorni porta a risolvere completamente il quadro clinico».

Michela Monti