Empoli, 24 dicembre 2017 - «Un fatto grave, dovuto a un evento singolo e circoscritto: quanto accaduto all’Ambrogiana non è segno di aggravamento del tessuto criminale locale». Il primo dirigente del commissariato di Empoli, Francesco Zunino, non ha dubbi sulla lettura dell’aggressione di viale Umberto I a Montelupo. Era il 14 ottobre, una 17enne fu trovata in fin di vita.

Quella vicenda ha scosso in maniera decisa l’opinione pubblica...

«Esce dagli schemi della criminologia empolese. Ciò che voglio sottolineare è che Montelupo resta una città tranquilla, con un buon tessuto sociale».

Quali sono i mali maggiori dell’Empolese Valdelsa?

«Non parlerei di criticità. L’incidenza maggiore è dei reati predatori, in case e attività. Per questa piaga, la medicina è una».

Quale?

«Per quanto riguarda le forze dell’ordine, aumentare la presenza sul territorio e migliorare il sistema di coordinamento, qui già ottimo grazie a una forte unità di intenti. Poi ci sono i cittadini».

Che ruolo hanno? «Aiutarci ad aiutarli. Commercianti e privati devono prendere coscienza che ci difende lo Stato ma possiamo metterci del nostro. Nel caso dei negozianti, con sistemi di difesa passiva, in generale prestando attenzione».

Vedi il controllo di vicinato?

«Controllo di vicinato o segnalazioni. Gran parte delle operazioni di polizia giudiziaria partono così».

Tra i mali c’è il degrado urbano?

«Spaccio e prostituzione sono ambiti sui quali si lavora molto, ma i risultati sono condizionati da un sistema normativo migliorabile».

Il 2017 è stato l’anno delle scritte vandaliche in piazza dei Leoni e della svastica sulla lapide per i deportati. Soltanto ragazzate?

«E’ degrado urbano, spesso legato a scarso rispetto della legge. Le forze dell’ordine hanno fatto il loro lavoro, la città ha risposto con indignazione e condanna. Un disappunto sociale non scontato, significativo al pari della sanzione penale».

Un 21enne incensurato, durante Empoli–Foggia, lanciò un petardo, rimediando una denuncia. Sprezzo della legge o inconsapevolezza?

«Non si deve confondere la fenomenologia criminale con quella da stadio. Si è trattato di un fatto isolato, inconsueto, forse una leggerezza di un ragazzo. Detto questo, rispetto ultras e loro mentalità finché viene rispettata la sicurezza di tutti».

La scorsa stagione, tre giovani laziali vennero aggrediti in città: una brutta eccezione?

«E’ stato un episodio grave, evitabile con buon senso e in virtù della mentalità dell’accoglienza propria del tifo empolese. I responsabili sono stati individuati, denunciati e sottoposti a daspo».

E’ qui da luglio 2014. Cosa le piacerebbe commentare a fine 2018?

«Vorrei si intensificasse la sinergia istituzionale che vede insieme, oltre alle forze dell’ordine, cittadini, associazioni di categoria ed enti. E, da appassionato di calcio, l’Empoli in serie A. La città lo merita».