Empoli, 6 dicembre 2017 - Scarpe realizzate da giovani aspiranti artigiani che verranno indossate da donne ferite sulla pelle e nell’animo. L’Agenzia per il lavoro Openjobmetis ha donato 83 paia di calzature realizzate dai partecipanti al corso calzaturiero organizzato dalla stessa agenzia, al centro Aiuto donna Lilith delle Pubbliche Assistenze Riunite di Empoli. «Ogni anno – spiega Elisabetta Pizzo, responsabile commerciale di Openjobmetis – regaliamo parte del lavoro dei nostri ragazzi ad associazioni del territorio. Quest’anno ci è sembrato doveroso, vista anche la vicinanza con la giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne, donare le scarpe prodotte dai nostri ‘candidati’ ad un centro impegnato da anni a dare aiuto e sostegno a tante donne. Una nuova calzatura ai piedi, del resto, è anche un modo per ripartire».

Ballerine, décolleté, scarpe allacciate, tutte di ottima fattura, realizzate da sei giovani, tra i 20 e 29 anni, durante il corso di accompagnamento all’apprendistato. «Dalle aziende del territorio c’è forte richiesta di manodopera fresca e qualificata che sappia realizzare un prodotto artigianale made in Italy – spiega Pizzo – I nostri corsi hanno proprio lo scopo di formare nuove professionalità da inserire nel mondo del lavoro». Per Eleonora Gallerini, presidente delle Pubbliche Assistenze, si tratta di un regalo di grandissimo valore. «Da noi – racconta la presidente – spesso arrivano donne senza alcun indumento di ricambio, perché fuggite in fretta e furia da casa o accompagnate dalle forze dell’ordine. Di recente abbiamo accolto una donna che si era presentata in pigiama e scalza. Ecco, appena ho saputo che avremmo ricevuto in dono tutte queste scarpe, ho pensato a lei». La scarpa anche come simbolo della volontà e capacità di muovere i primi passi verso l’autonomia. «Il Centro Lilith da 15 anni – aggiunge Maya Albano, psicologa e responsabile del Centro – cerca di dare alle donne, oltre a protezione e assistenza nella fase di emergenza, opportunità lavorative per raggiungere l’autonomia. Anche quest’anno abbiamo registrato molti nuovi accessi, fino ad oggi un’ottantina, e nelle nostre tre case rifugio stiamo ospitando otto nuclei familiari, cioè donne con figli. Rispetto agli anni passati, vuoi per una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza, l’emergenza alla quale come centro facciamo fronte è praticamente raddoppiata».

Irene Puccioni