In manette cinque georgiani che organizzavano colpi in mezza Italia
Empoli, 2 febbraio 2012 - SI E’ CONCLUSA con cinque arresti e quattordici denunce l’operazione “lockpicking” il cui iter investigativo a opera degli agenti dell’anticrimine di Empoli è iniziato la scorsa estate. La banda di georgiani clandestini, tre uomini e due donne di età compresa tra i 27 e i 39 anni, che aveva eletto il centro storico cittadino come suo quartier generale è finita in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata ai furti in appartamento, ricettazione, possesso di attrezzi atti allo scasso e documenti di identità falsi.
Gli agenti del commissariato di Empoli, guidati dal dirigente Maurizio Di Domenico, hanno lavorato in stretto contatto con i colleghi di mezza Italia, visto che i georgiani, specializzati nell’apertura di porte blindate (lockpicking, appunto) negli ultimi mesi hanno messo a segno furti in appartamenti a Bari, Firenze, Grosseto, Livorno, Pontedera, Ferrara, Padova ed Empoli, ovviamente. Il lavoro degli investigatori ha portato al recupero di molta refurtiva, in gran parte già restituita ai proprietari. I poliziotti hanno calcolato che da agosto 2011 all’arresto dei giorni scorsi i georgiani hanno messo a segno oltre venti colpi per quasi centomila euro in oggetti d’oro e pietre preziose, apparecchi elettronici e pellicce. Alla banda, che era guidata con marcate capacità “organizzative” da Alec Imedaze detto Aleko, 36enne, sono anche state sequestrate cinque auto usate per i vari spostamenti.
Durante le perquisizioni delle case degli arrestati a Empoli, la polizia ha recuperato orologi Rolex e Bulgari oltre a gioielli e pellicce per circa 15.000 euro, oltre a un arsenale di oggetti atti allo scasso e grimaldelli per aprire le porte blindate senza nemmeno scalfirle.
Secondo quanto emerso dalle indagini, che hanno preso avvio da alcuni furti in negozi di elettronica avvenuti a inizio 2011 a Empoli e arresti di clandestini georgiani in possesso di documenti falsi, l’organizzazione criminale era ben strutturata: c’era chi si occupava di eseguire i furti, chi ne curava la pianificazione acquisendo notizie utili sugli appartamenti da svaligiare e chi si dedicava all’occultamento e alla ricettazione della refurtiva, compito portato a termine dalle due donne arrestate. Un caso unico nel panorama criminale cittadino. Il livello di organizzazione della banda era tale da poter procurare manovalanza criminale all’estero per depistare gli investigatori e sostenere economicamente le famiglie degli affiliati che erano stati arrestati. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli arrestati, la polizia ha identificato altri 8 georgiani irregolari, nei cui confronti sono state avviate le procedure di espulsione dal territorio nazionale.