Castelfiorentino, 10 gennaio 2018 - Il 17 maggio 1822 quaranta cittadini di Castelfiorentino che si qualificavano “possidenti e abitanti di questa terra” inviarono una petizione al Comune perché formasse “una banda nel paese per istruzione della gioventù e decoro del medesimo”. A questo documento, che anticipa di due anni la costituzione “de facto” della “Banda” (di non è stato mai rintracciato l’atto costitutivo) viene fatta risalire l’origine della Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Castelfiorentino, una storia di cultura e passione musicale “attraverso due secoli” di cui è autore Paolo Marini, e che sarà presentata sabato 13 gennaio (ore 17.00) al Ridotto del Teatro del Popolo di Castelfiorentino (ingresso libero).

Alla serata interverranno il Sindaco, Alessio Falorni, il presidente della Banca Cambiano 1884 spa, Paolo Regini, il presidente della Fondazione Teatro del Popolo, Maria Cristina Giglioli, il presidente della Società Storica della Valdelsa, Fabio Dei. Sarà presente naturalmente l’autore, che non mancherà di soffermarsi sui molti episodi e aneddoti che accompagnano i quasi duecento anni di storia della “banda”, la cui peculiarità sta proprio nelle sue origini autenticamente “popolari”, diversamente da quelle militari di tante altre consorelle. Non si deve dimenticare, a questo proposito, che nel periodo granducale la Filarmonica fu ritenuta un “ricettacolo di sovversivi” perché molti dei suoi componenti erano fautori dell’Unità d’Italia.

Durante il periodo post unitario, la Filarmonica acquisì progressivamente un ruolo istituzionale, legandosi in modo stretto alla classe dirigente liberale dell’epoca: è del 1868 l’istituzione, da parte del Comune di Castelfiorentino, del posto di maestro di musica – forse il primo caso in Italia - cui seguirà pochi anni più tardi (1872) la nascita della scuola di musica.

Il libro ripercorre in pratica i momenti salienti della vita politica, sociale e culturale di Castelfiorentino, da cui emergono anche momenti di tensione (dai dissidi, ai primi del ‘900, con la Giunta socialista, al licenziamento del maestro Zucchi nel 1925 ad opera della Giunta, ormai espressione del regime fascista) fino al “nuovo corso” dei primi anni Settanta. Un periodo che l’autore definisce di svolta e di rinascita della Filarmonica nel quadro delle scelte che il Comune di Castelfiorentino porta avanti nel settore educativo e  culturale.