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TEATRO DEL MAGGIO IL SOVRINTENDENTE GIAMBRONE

«Spero che il governo sia di parola e reintegri il Fondo unico»

dall’inviato PAOLO PELLEGRINI
— BUCAREST (Romania) —
ASPETTA a gloria notizie da Roma, Francesco Giambrone. E’ un destino, anche a pochi mesi dalla scadenza del mandato di s...
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2009-09-14
dall’inviato PAOLO PELLEGRINI
— BUCAREST (Romania) —
ASPETTA a gloria notizie da Roma, Francesco Giambrone. E’ un destino, anche a pochi mesi dalla scadenza del mandato di sovrintendente al Teatro del Maggio musicale fiorentino, scadenza che «non riuscirò — mastica amaro — a siglare con l’obiettivo che mi ero proposto, il pareggio del bilancio». Due chiacchiere durante il volo per Bucarest, dove l’Orchestra del Maggio partecipa al Festival Gorge Enescu, dedicato a un grandissimo poco conosciuto della musica del Novecento, con due concerti: gran successo, ieri sera, per il primo diretto da Roberto Abbado, musiche dello stesso Enescu e di Mahler; oggi il secondo, con un altro programma, sempre nella Sala del Palazzo del Popolo, dove l’era Ceausescu celebrava i fasti del Partito.
Aspetta notizie da Roma: quelle appena arrivate, il ministro Brunetta che pretenderebbe l’abolizione del Fus, gli danno fastidio, «così — dice Giambrone — si butta a monte un grande patrimonio». Quelle che devono arrivare gli interessano di più: il governo ha promesso un reintegro del Fondo, una sessantina di milioni, «vediamo quanto ci tocca, fossero un milione e mezzo o due — dice — si riuscirebbe almeno a pagare con tranquillità gli stipendi fino alla fine dell’anno».
Conti, sempre conti. «Mi guardo in giro — dice Giambrone — e mi rendo sempre più conto che siamo davvero penalizzati». Esempi alla mano: al Massimo di Palermo entrano contributi pubblici che surclassano Firenze, 13 milioni e mezzo contro 2 e mezzo dalla Regione, 5 contro 3 dal Comune, mentre Firenze incassa tra soldi dei privati e botteghino 7 milioni e mezzo contro i neppure 5 di Palermo. Guerra tra poveri? Enti locali insensibili? «Niente affatto, gli enti locali toscani e fiorentini — osserva Giambrone — danno moltissimo al Maggio, e la Regione Siciliana è a statuto autonomo: è lo Stato che ci manca, e anche del reintegro annunciato ad agosto non si sa quanto potrà toccarci».
Ma di licenziamenti Giambrone non vuol sentir parlare, «i 38-40 milioni del nostro budget sono la cifra per conservare l’eccellenza del Maggio». Produrre di più, quindi? «Si può, ma la legge economica del sistema musica dice che più produci più spendi, e alla fine incassi di più, ma non incide: prendiamo Recondita Armonia, la trilogia verdiana che comincerà tra poco, pur con grandi risparmi e con il botteghino che risponde al massimo, costa 900mila euro e ne incassa al massimo, a tutto esaurito, 3-400». E l’idea di appaltare all’esterno i servizi, allora? «Ma non scherziamo… Il risparmio è misero, e comunque si può provare con la biglietteria o le maschere, ma non certo con la sartoria e la macchineria, che sono cuori pulsanti per un teatro come il nostro… Ora si fa strada l’abitudine alle coproduzioni, per risparmiare qualcosa sugli allestimenti, però non basta». Cambierà qualcosa, con il nuovo teatro? Sarà pronto, intanto, nei tempi stabiliti? «Sì, l’avremo per il 2011, non sappiamo ancora in che mese… Certo, sarà una casa più funzionale, che ci permetterà di avere tutto lì, dai laboratori per le scene alle sale prova, e quindi di risparmiare anche in questo senso… Con il Comune, invece, si dovrà rivedere il discorso del Goldoni, che nel 2011 tornerà tutto al Comune stesso… sarà interessante provare un discorso complessivo con la Goldonetta. E credo che il vicesindaco Dario Nardella ci stia già pensando, come del resto ha già idee sul destino del ‘vecchio’ teatro. Di certo, so che non gli piacerebbe abbatterlo, tanto per rispondere a chi intravede tentazioni di speculazione edilizia…».









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