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Allo scienziato Mandò assegnato un prestigioso premio europeo

Il fisico che illumina l’arte

di LETIZIA CINI
L’ECCELLENZA passa ancora dalla Toscana. La Società Europea di Fisica ha assegnato il Premio 2009 Iba Europhysics — sponsorizzato dalla Iba-Belgio e assegnato alla p...
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2009-06-25
di LETIZIA CINI
L’ECCELLENZA passa ancora dalla Toscana. La Società Europea di Fisica ha assegnato il Premio 2009 Iba Europhysics — sponsorizzato dalla Iba-Belgio e assegnato alla personalità europea che si è maggiormente distinta nel campo della Fisica nucleare applicata — al professor Pier Andrea Mandò, direttore della sezione di Firenze dell’Istituto Nazionale di fisica nucleare (Infn). Motivazione, i contributi dati «all’applicazione della tecnica dell’analisi con fasci di ioni (Ion Beam Analysis) nel campo dei beni culturali».
In poche parole, professor Mandò, ha favorito la nascita di una nuova area di ricerca interdisciplinare, capace di unire competenze scientifiche e umanistiche...
«Sì. Fin dai primi anni ’80 ho sviluppato l’utilizzo della Ion Beam Analysis sia nel campo dei beni culturali, sia in quello dell’inquinamento atmosferico, con ricerche che si sono compiute dapprima all’acceleratore che si trova ad Arcetri, sulle colline di Firenze, e quindi nel laboratorio Labec dell’Infn, cogestito con il dipartimento di Fisica, nel nuovo campus dell’Ateneo fiorentino, a Sesto».
Gli incarichi che le hanno dato maggiori soddisfazioni?
«Lavoriamo prevalentemente in collaborazione con l’Opificio delle pietre dure, ma non solo; negli anni i successi sono stati tanti. Voglio ricordare lo studio della composizione degli inchiostri di alcuni scritti di Galileo e le analisi di quadri di grandi maestri del Rinascimento, capolavori come la Madonna dei Fusi di Leonardo (che appartiene a un privato americano), il Ritratto di ignoto, meglio conosciuto come Ritratto Trivulsio di Antonello da Messina e la Croce di Rosano».
Oltre a due ‘imprese’ di cui ha parlato la stampa internazionale...
«E’ vero, si tratta di datazioni con Carbonio 14: nel primo caso abbiamo analizzato il saio di San Francesco. O meglio, gli indumenti erano due: il primo, conservato a Cortona è risultato compatibile; per quanto riguarda l’altro, che si trova nella Basilica di Santa Croce, a Firenze, è apparso invece troppo ‘giovane’ rispetto all’epoca in cui è vissuto il Santo».
La seconda datazione famosa, professore?
«Riguarda il Papiro di Artemidoro, cioè il documento che contiene la prima trascrizione conosciuta di parte del testo geografico di Artemidoro di Efeso: con la mia équipe abbiamo scoperto che ha circa 2000 anni».
Chi lavora con lei?
«Il mio gruppo del Labec-Infn è composto da 12 persone e opera all’interno della sezione di Firenze dell’Infn, che conta circa 50 dipendenti e 150 associati».
A chi dedica il premio, che le verrà consegnato in settembre a Cambridge?
«Più che dedicarlo, voglio dividerlo e condividerlo proprio con loro, con questi ragazzi molto motivati, preparatissimi e formati, ma che purtroppo sono ancora precari».
I soliti problemi di mancanza di fondi?
«Esattamente. In questo momento di crisi della ricerca, la situazione dell’Università è obbiettivamente grave. Per fare un esempio, quest’anno 32 dei 63 colleghi del dipartimento di Fisica di Firenze andranno in pensione, ma la legge Brunetta non consente l’assunzione di un solo giovane».
Cosa si augura?
«Ho molta fiducia nel nuovo rettore di Firenze e spero che le cose cambino anche a livello nazionale: nel mio gruppo lavorano in maniera precaria ragazzi e ragazze che hanno ormai 33, 34 anni. Mi impegno quotidianamente per trovare finanziamenti da enti pubblici e privati, con l’obiettivo di garantire loro ancora qualche anno di precarietà, in attesa di un inquadramento, che meritano. Si tratta di professionalità sulle quali abbiamo investito molto, anche a livello di formazione».
Rischio di fughe dei cervelli?
«La crisi internazionale in questo senso ‘aiuta’ e... riduce i rischi».









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