GIOVEDI ALLAUDITORIUM ATTILIO MONTI DE LA NAZIONE UN INCONTRO SUL GRANDE MUSICISTA
Chet Baker, la tromba che stregò la Toscana
di MICHELE MANZOTTI
QUANDO ARRIVÒ nel gennaio 1956 a Firenze il suo nome era già noto. Già componente del quartetto di Gerry Mulligan, e collaboratore del pianista Russ Freeman avev...
2009-05-16
di MICHELE MANZOTTI
QUANDO ARRIVÒ nel gennaio 1956 a Firenze il suo nome era già noto. Già componente del quartetto di Gerry Mulligan, e collaboratore del pianista Russ Freeman aveva inciso dischi con la Pacific Jazz che erano giunti in Europa. Nessuno però poteva immaginare che Chet Baker da quel momento iniziasse uno strettissimo rapporto con Firenze e la Toscana (principalmente Lucca e la Versilia) destinato a durare fino alla fine dei suoi giorni.
Baker, nato nel 1929 a Yale, nellOklahoma e morto tragicamente ad Amsterdam nel 1988, arrvò a Firenze con un quartetto francese con il quale aveva già toccato altre città italiane come Milano e Roma e che lo avrebbe affiancato a Sanremo e a Perugia. Lo accompagnavano Jean-Louis Chautemps al sax tenore, Francy Boland al pianoforte, Eddie de Hass al contrabbasso, Charles Saudrais alla batteria. Fortunatamente il concerto, registrato con mezzi di fortuna, è stato reso disponibile su Cd anni dopo, prima nel 1992 con il titolo «A cool way to Florence» poi con «Conservatorio Cherubini» (Lonehill Jazz, 2005). Fu infatti la sala del Buonumore dellistituto musicale fiorentino a ospitare il debutto in città, come ricordano anche le pagine de La Nazione. Il repertorio scelto da Baker, che si suddivise in un set pomeridiano e uno serale, vedeva brani composti da altri come Dizzy Gillespie (Night in Tunisia) e Charlie Parker (Cool Blues). Ma in tutti i pezzi eseguiti Baker dimostrò come, già giovanissimo, era una forza della natura con la sua tromba.
FU UN GRUPPO di appassionati fiorentini a rendere possibile la trasferta di Baker nel capoluogo. Un gruppo nel quale spiccava uno dei personaggi storici del jazz in città, Alfredo Luciano Catalani, prima componente dellHot Club di Firenze, poi nel 1959 e 1960 ideatore di Jazz di ieri e di oggi, rivista che sfidava il colosso milanese Musica Jazz. Nelle pagine di questo periodico mensile, molte delle foto sono firmate da un altro nome storico del jazz fiorentino, Cecco Maino. Fu proprio Maino ad aiutare il gruppo a portare gli strumenti dalla stazione di Santa Maria Novella fino in Conservatorio oltre a scattare alcune foto che sono poi state pubblicate in libri su Baker scritti allestero.
Negli anni successivi Baker tornò più volte a Firenze nella casa di Giampiero Giusti, ambiente ideale per lavorare e comporre. Giusti era il batterista del Quintetto di Lucca, poi diventato Quartetto, formazione che nei secondi anni 50 si impose a tal punto da mietere premi e contratti discografici con la Rca. Proprio con la formazione lucchese (con Giusti erano Giovanni Tommaso, Vito Tommaso e Antonello Vannucchi) fece un tour nel 1958 in varie località italiane, tra cui Sanremo dove allore si teneva un importante festival jazz. La sua arte toccò anche la Versilia, dove Sergio Bernardini lo volle per la Bussola e per il Bussolotto, il piccolo locale dove si tirava tardi ascoltando i grandi nomi del jazz. Ma nellagosto del 1960 Baker, che aveva problemi di tossicodipendenza, fu trovato privo di sensi vicino a Lucca. Incarcerato, fu poi processato e condannato lanno successivo. Dopo lappello a Firenze uscì di prigione, ma nonostante la disavventura restò molto legato alla Toscana.
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CHET BAKER e Firenze. 1956, Storia di un amore infinito su progetto di Ernesto de Pascale è liniziativa, inserita nel cartellone del Genio Fiorentino della Provincia di Firenze, che ricorderà il concerto del Conservatorio Cherubini e linizio del rapporto con Firenze e la Toscana. Foto, filmati, testimonianze, momenti musicali del gruppo LUna e Cinque saranno protagonisti giovedì 21 maggio alle 17 nellAuditorium de La Nazione.
Ingresso su prenotazione 055- 2495656)