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UNA FOTO EMERSA DAL BAULE DELLA FAMIGLIA DEL PICCHIA A PONTE A EGOLA

I bisnonni e il giornale in giardino

— PONTE A EGOLA (Pisa) —
UNA STORIA di inizio secolo quella “ritratta” in questa foto, conservata gelosamente per tanti decenni e tramandata fino ai bisnipoti, alcuni dei quali...
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301.jpg 2009-05-16
— PONTE A EGOLA (Pisa) —
UNA STORIA di inizio secolo quella “ritratta” in questa foto, conservata gelosamente per tanti decenni e tramandata fino ai bisnipoti, alcuni dei quali, oggi, sono imprenditori conciari a Ponte a Egola. Giuseppe Del Picchia e sua moglie Clementina, all’epoca — si era nei primi anni Venti, in un’Italia appena uscita dal primo conflitto mondiale ma non ancora nella mani del fascismo — erano imprenditori edili ed abitavano a Orentano, frazione di Castelfranco di Sotto, immersa in un verde aspro e pungente.
Un paesello che, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, avrebbe visto dimezzare la sua popolazione: la migrazione verso Roma fu massiccia da parte di tanti giovani in cerca di fortuna facendosi forti della tradizione pasticcera orentanese. Dei sei figli di Giuseppe e Clementina — che nel giardino della loro villetta leggevano La Nazione — i tre maschi sono stati rinomati paladini dell’arte pasticcera: due a Roma, Ilio e Lorenzo, mentre Ettore aprì una pasticceria in Emilia, a Parma. Tradizione di famiglia che non si è mai arrestata, se è vero che i figli prima ed i nipoti oggi — che ancora hanno negozi nella Capitale — sono tra gli animatori della grande sagra del bigné di Orentano, quando tutti gli anni alla fine d’agosto i maestri “tornano” a casa per costruire con quintali di pan di spagna e creme il «dolcione» simbolo della festa.
Carlo Baroni









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