Fiorentino, spezzino, livornese, pisano, lucchese, perugino, ternano, folignate e tanti altri. Come proteggere il vernacolo?
SOS DIALETTI: quali parole o espressioni 'in via d'estinzione' conosci? Scrivici
Firenze, 15 settembre 2011 - Le parole, come gli uomini nascono e muoiono. Il che è in parte naturale, in parte no. È naturale che il progresso, le influenze dei paesi egemoni (le parole inglesi e americane da noi), il crescente multietnicismo, le novità tecnologiche (venti anni fa, il cellulare, internet non esistevano), cambino la lingua che parliamo (che per un comune parlante di non grande cultura assomma si e no a 10.000 parole). L’innaturale è che per bruschi mutamenti i per traumi sociali, i parlanti di una certa lingua siano costretti a perdere le parole più care o a dover capire parole nuove, esotiche e quindi incomprensibili (un enorme problema è costituito oggi per esempio dalle sigle politiche, sindacali, tecnologiche).
La nostra lingua se da una parte si arricchisce di parole nuove, dall'altro si impoverisce, e così succede per le nostre realtà locali. Cosa dire per esempio delle parole e modi di dire dei nostri dialetti o parlate locali? Che cosa ne sarà del fiorentino, del livornese, del pisano, del perugino, del fulignate o dello spoletino? Ormai non sono in tanti a sapere cosa vuol dire incignare, bullette, brincello, bombone. Quanti ‘reperti’ dei nostri dialetti sono a rischio estinzione?