Firenze, lettera di Zeffirelli a Renzi "Il piano non andava bene"
Ecco la lettera del maestro Zeffirelli a Renzi, inviata in esclusiva a La Nazione
L'eredità artistica di Zeffirelli: ha ragione il regista o il sindaco? Scrivi la tua opinione
Caro sindaco Renzi,
prima di tutto sappia che ho portato nel cuore la speranza di donare a Firenze il frutto del mio lavoro, con grande devozione per la mia città. Anche perché proprio a Firenze l’Opera ha avuto la prima grande esplosione, attraverso la Camerata fiorentina. Non permetto dunque che si metta in dubbio la mia devozione a Firenze e alla sua stratosferica cultura. Il problema non è questo. Qui si tratta di ben altro, si tratta del mio rapporto con la gestione culturale di Firenze di oggi.
Parlai in primis col suo predecessore, Leonardo Domenici, di delegare alla nostra città il compito di conservare e consegnare alle future generazioni tutto il patrimonio che modestamente ho messo insieme negli oltre 60 anni di una esplosiva carriera in tutti i settori dell’arte dello spettacolo. Ne parlai più tardi anche con lei, e trovai una sponda molto positiva che riaccese le mie speranze.
Insieme individuammo il complesso di ancora non ben definita destinazione al Piazzale del Re, alle Cascine. L’indirizzo e la bellezza del luogo mi entusiasmarono e mi misi al lavoro per dare un’idea concreta di quello che giaceva dietro le mie speranze. Ma presentando il progetto, presero corpo immediatamente ostacoli imprevisti.
Prima di tutto da parte di chi è consegnatario dei terreni in questione e che non ha nessuna intenzione di permettere di destinarli a un progetto nuovo e diverso.
Capii subito purtroppo che non mi sarebbe stato dato lo spazio necessario per la mia vera idea: quella di destinare una buona parte degli ambienti a strutture didattiche, ossia di fare una vera e propria scuola per tutti coloro che, nel mondo, intendono dedicare la propria attenzione, se non la propria vita, all’arte dello spettacolo. Balzò allora agli occhi la scarsa aderenza degli ambienti che sarebbero stati a messi a mia disposizione e, molto a malincuore, cominciammo a pensare a una soluzione alternativa.
Palazzo Vecchio fu da me avvisato del problema all’orizzonte. E qui, appunto, voglio lagnarmi di una estraneità del Comune di Firenze che, al primo ostacolo, sparì nel nulla. La sua lettera, con la comunicazione di un finanziamento già predisposto di un milione e 800 mila euro, mi ha chiarito com’era stato distribuito.
Quella cifra, che sarebbe bastata appena per finanziare il mio progetto, era destinata anche a ben altre iniziative comunali. Per me fu una triste rivelazione. Cominciai così a riprendere i contatti con sedi che avevano già manifestato forte interesse al mio progetto.
A questo punto siamo arrivati. Con lei, caro Renzi, che purtroppo deve aver avuto tante e ben altre attenzioni sul suo ruolino di marcia, portandomi alla conclusione (assai triste, debbo confessarlo) di studiare una realizzazione altrove. E’ stata per me un’amara decisione, ma poi ho riflettuto che, forse, Firenze non può, in questi tempi, nutrire ambizioni troppo difficili per poterle coronare degnamente.
Per confortarci, pensiamo che il mondo stia diventando ogni giorno di più un vicolo stretto stretto, come quelli dell’antico centro di Firenze e non può più portare in fondo progetti di superiore statura.
Buon lavoro.
Suo devotissimo
Franco Zeffirelli
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