Firenze, 21 aprile 2017 - Caro direttore, qualche giorno fa ho ricevuto una strana telefonata. Credo che si trattasse di una truffa. Ho riattaccato subito. Ma credo che fosse qualcosa di simile a quei finti call center che propinavano falsi abbonamenti a riviste di Finanza o Polizia. Sono sconcertato, davvero.
Piero Pini 

Caro Pini, comprendo benissimo il suo sconcerto. Ma, devo dirle onestamente, che ormai non riesco più a stupirmi. E purtroppo, non sono l’unico. Ricordo che qualche settimana fa, su La Nazione, abbiamo dato conto di una truffa odiosa che si è verificata in Versilia. Finti preti utilizzavano il pretesto delle benedizioni pasquali per sgraffignare qualche euro ai poco avveduti parrocchiani. Odioso, non crede? Come è odioso pensare che da un call center fasullo qualcuno chiami a casa per proporre abbonamenti (fasulli) a riviste della polizia o della Guardia di Finanza. Sì proprio riviste relative alle forze dell’ordine che, contro questo tipo di reati, fanno l’impossibile per prevenire, sventare, limitare il dilagare della casistica. Una truffa doppia, verrebbe da dire. Un tradimento che va a colpire, praticamente nel 90 per cento degli episodi, i soggetti più deboli della società, ovvero gli anziani. Odioso, troppo odioso. Come odioso è pensare che, una volta scoperti, ai truffatori sono riservate denunce, deplorazione ma quasi mai pene severe, come invece meriterebbero. Questa è l’Italia, caro Pini, questo è il Belpaese (per chi delinque) e questa è la nostra (in) giustizia.