Firenze, 15 giugno 2017 - Dopo la drammatica rapina di Pisa, finita con un bandito ucciso dal gioielliere Daniele Ferretti e con altri due malviventi in fuga, la parola passa a loro: ai gioiellieri (e non solo, come si può leggere più avanti) che esprimono solidarietà al collega, spiegano la paura nella quale sono costretti a lavorare e in alcuni casi raccontano esperienze analoghe.

Come nel caso di Gino Sestini, di Siena: nove anni fa ricevette la visita dei rapinatori, ne nacque una colluttazione durata 17 minuti al termine della quale uno dei banditi fu ferito a morte (CLICCA QUI per andare all'articolo). "Non sono uno sceriffo - spiega - ma c'è troppo perbenismo a giro. Sono arrabbiato perché mi rendo conto che passano gli anni e le cose non migliorano per quanto riguarda la sicurezza".

E poi c'è la testimonianza di Roberto Duranti, orefice di Arezzo, anch'egli con una brutta esperienza che risale a qualche anno fa. Ammette di avere la pistola nel cassetto da 20 anni, ma dice anche che "non so se avrei il coraggio di usarla" (CLICCA QUI per andare all'articolo).

Ma non ci sono solo i gioiellieri: per esempio c'è Gianmichele Gangale, rimasto paralizzato dopo le coltellate ricevute durante una rapina nella sua abitazione a Buriano (Pistoia) (CLICCA QUI per andare all'articolo): lui lo ammette: "Se avessi potuto avrei sparato".

Uscendo dalla Toscana e andando in Umbria, il tabaccaio di Perugia Maurizio Marchei rappresenta un'altra categoria ad alto rischio. (CLICCA QUI per andare all'articolo) Durante una rapina venne picchiato selvaggiamente e oggi dice: "E' giusto difendersi, l'ho fatto anch'io".

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