Firenze, 13 novembre 2014 - E’ una sorta di isola di Bengodi nel mare dell’Italia dei sacrifici. Come altro si potrebbe definire una struttura che ha un funzionario pagato a peso d’oro ogni tre dipendenti e che, soprattutto, elargisce il premio di produttività praticamente a tutti (su 126 dirigenti più 9 direttori generali, solo 8 non lo hanno preso, perché distaccati), spendendo 12 milioni e 642mila euro l’anno? Sì: guardando come la Regione Toscana gestisce la sua macchina amministrativa verrebbe da ridere. Se non fosse che lo fa con soldi prelevati ai contribuenti in una stagione difficilissima che tocca tutti tranne i vertici di questa burocrazia.

Parlano le cifre. Senza contare gli assunti dalle Agenzie come l’Arpat (612 dipendenti e 90 dirigenti) o il Diritto allo Studio (402 dipendenti e 5 dirigenti) e delle partecipate, la Regione a oggi ha 2.672 dipendenti. Fra questi, uno su tre è un funzionario con tanto di maggiorazione dello stipendio (burocraticamente si chiama: posizione organizzativa). Direte voi: funzionari spesso inefficienti, visto che ogni volta che si ha a che fare con la burocrazia regionale per il cittadino inizia una corsa a ostacoli? Niente affatto: una macchina perfetta per efficienza, secondo la giunta di Enrico Rossi, che anche quest’anno ha riconosciuto a quasi tutti i suoi dipendenti (2.160) il premio di produzione per gli obiettivi raggiunti.

Un premio che ai cittadini toscani è costato 12 milioni e 642mila euro che vanno ad aggiungersi tout court ai 150 milioni che sborsiamo per pagare gli stipendi della macchina regionale. I dati si fanno ancora più stridenti se si vanno ad analizzare le retribuzioni dei dirigenti. Costoro, come detto, sono un esercito di 126 persone distribuite nelle diverse strutture organizzative (tanto per capirci: quella per la competitività ne ha 31, quella per i diritti di cittadinanza 12 mentre la sola presidenza ne ha 20+1). Ebbene: a 118 di questi è stato assegnato un premio produzione di 16.457 euro, che è andato ad aggiungersi allo stipendio base di 43.626 euro. Non solo. Ognuno dei dirigenti oltre a queste due voci ha anche diritto a una “retribuzione di posizione“ che, secondo il contratto nazionale, partirebbe da 10.922 euro.

Ma in Toscana siamo munifici visto che la "retribuzione di posizione" più bassa erogata è stata di 34.611 euro e quella più alta di 64.311 euro. Il tutto ha fatto così lievitare gli stipendi dei 126 dirigenti, portandoli quasi tutti oltre la soglia dei 100.000 euro all’anno con alcune punte estreme (un dirigente ha sfondato la soglia dei 150.000 euro mentre 2 dei 9 direttori generali sono andati oltre i 160.000 euro). Per carità, tutto legittimo anche se stridente coi sacrifici ai quali è chiamato chi lavora nel privato. Se poi si pensa che quando il governo ha annunciato i tagli alla Regioni, qui in Toscana qualcuno ha ipotizzato di compensare non tagliando i costi ma ricorrendo a nuove tasse (come l’idea del superticket sulla sanità) si capisce come davvero fra Paese reale e Paese burocratico il baratro sia diventato incolmabile.

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