Firenze, 20 aprile 2016 - Ci sono l’ulivo più vecchio d’Europa, la quercia alla quale Collodi immaginò l’impiccagione di Pinocchio e gli abeti di Douglas più alti del Paese. I «grandi vecchi» della Toscana si contendono un’infinità di primati, insieme a storie e leggende fatte di santi, streghe, guerre e favole.

Perché proprio nella nostra regione, complice la straordinaria quantità di giardini e l’altissima presenza di boschi, la concentrazione di antichi alberi ha pochi rivali in Italia.

Al momento l’elenco regionale delle piante monumentali ne conta 122, ma si stima che almeno 500 meritino di essere segnalate. E per censirle, anche alla luce della nuova normativa nazionale in materia, la Regione ha affidato un monitoraggio al Comando regionale del Corpo forestale dello Stato, che sta procedendo con il supporto dei Comuni, oltre che di associazioni e comitati.

Da alcuni anni infatti, intorno al tema c’è una sensibilità nuova, che sta spingendo anche semplici cittadini a mobilitarsi per chiedere che particolari alberi siano considerati, a tutti gli effetti, patrimoni da tutelare.

Ecco allora che sulla Quercia delle Checche o Roverella delle Checche della Val d’Orcia, a Pienza (Si), è nata una pagina Facebook, con un gruppo di cittadini che lotta per la sua tutela.

Una campagna che si è intensificata dal 2014, quando, dopo 360 anni di vita indisturbata, la pianta ha rischiato di morire per la moda dei selfie, che spingeva i visitatori ad arrampicarsi sui suoi rami secolari. Attivissimi sui social per promuoverne la conservazione e valorizzazione, anche gli amanti della Tamerice di Livorno, che compensa la scarsa vecchiaia con la fama, essendo «ritratta» in diversi capolavori, a partire dalle opere dei Macchiaioli.

Meta di pellegrinaggi e oggetto di una sua pagina Facebook anche la Quercia delle Streghe di San Martino in Colle (Capannori, Lucca), 600 anni almeno, albero che secondo la tradizione impressionò così tanto Collodi da ispirargli il capitolo sull’impiccagione del povero Pinocchio. La sua popolarità nel tempo è stata tale che gli abitanti della zona hanno trovato anche il coraggio di opporsi ai nazisti, che volevano farne legna da ardere. Fra le piante da record, l’olivo della Strega di Magliano (Gr) considerato uno dei più vecchi d’Italia, forse d’Europa, dato che secondo alcuni studi fatti con il carbonio attivo la sua età è di 3000-3500 anni. Di lui parlano, nei secoli, decine di libri e di racconti, oltre a varie leggende legate a magie e sortilegi.

MA L’elenco di piante toscane con una storia da raccontare è lunghissimo: il leccio di Faltognano a Vinci; il cipresso di San Romolo a Campestri in Mugello; il Faggio Santo di Vallombrosa che avrebbe riparato e protetto San Giovanni Gualberto, l’Olivo dei Trenta Zoccoli di Massarosa (Lu) così grande da poter ospitare tredici contadini sui suoi rami; la quercia gigante di Baratti, premiata anni fa anche con dal Touring Club, il castagno di Miraglia, in Casentino, o il cedro del Libano di Badia a Coltibuono (Si), il platano di Villa Demidoff a Pratolino (Fi). «Dopo la sottoscrizione dell’accordo con il comando del Corpo forestale – spiega l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni - siamo impegnati per garantire ai Comuni interessati tutto il supporto nei vari adempimenti».

«Il monitoraggio degli alberi monumentali assume per la Toscana una rilevanza significativa – spiega il comandante della Forestale della Toscana Giuseppe Vadalà – vista l’estensione del patrimonio forestale della regione, ma anche per le caratteristiche paesaggistiche. Conoscere i ‘patriarchi dei boschi’ è un esempio importante di educazione ambientale e di rispetto per la natura».