LUNIGIANA, 22 DICEMBRE. Ha aiutato una gatta a partorire quando era ufficiale medico presso la base militare italiana  in Kosovo e per questo il 7 febbraio sarà processata  con l'accusa di disobbedienza aggravata e continuata.  Barbara Balanzoni, 39 anni,  è di Crevalcore, in provincia di Bologna, ma da qualche settimana lavora nell'ospedale di Pontremoli, come medico rianimatore. Era il maggio 2011: la gatta, secondo il racconto del medico, era in difficoltà durante il parto e rischiava la vita. Ma il suo gesto è stato punito con cinque giorni di consegna per "disobbedienza aggravata continuata per non aver rispettato il divieto firmato dal comandante della base di avvicinare animali randagi ". La cosa era emersa perché la gatta aveva graffiato la dottoressa e si era resa necessaria un'iniezione di antirabico.

 

 

Il risultato del suo gesto, resta comunque che Barbara è stata indagata per 'disobbedienza grave' per aver salvato la vita ad una gatta che rischiava di morire di parto. Ora, Barbara Balanzoni, 39 anni, di Crevalcore, all'epoca tenente medico riservista nella base italiana in Kosovo, sulle alture di Pec, si prepara ad affrontare il processo. Ma la sua vicenda, raccontata oggi dal Tirreno e prima ancora dal Corriere della Sera, ha sollevato le proteste e la solidarieta' di semplici cittadini sui social network e l'appoggio dell'Enpa. Barbara Balanzoni ora lavora come anestesista rianimatore, in abiti civili, all'ospedale di Pontremoli.

 


L'episodio risale al 10 maggio 2012. Il tenente Balanzoni fu chiamato da alcuni colleghi esasperati dai lamenti di Agata, la gatta mascotte della base italiana. La micia aveva gia' partorito alcuni cuccioli ma uno era morto nel ventre rischiando di ucciderla. Il tenente ha fatto quel che aveva imparato nel tirocinio all'ospedale: ha salvato la gatta facendole espellere il feto. ''Ho fatto quello che mi e' venuto dal cuore - racconta Barbara Balanzoni -. Ma non voglio che si generalizzi: mi hanno punito due persone non l'esercito intero''. Secondo i suoi superiori, quell'intervento lei non avrebbe dovuto farlo. Da qui la denuncia, l'indagine e il processo, che comincera' il 7 febbraio prossimo a Roma davanti al tribunale militare, perche' ''in esecuzione di un medesimo disegno criminoso - si legge nel rinvio a giudizio - disobbediva all'ordine scritto, datato 6 maggio 2012, a firma del comandante della Base, riguardante il divieto di avvicinare o farsi
avvicinare da animali selvatici, randagi o incustoditi, venendo cosi' morsa''. ''Le regole - spiega Barbara dalla sua casa al Masero di Terrarossa che condivide con il cane Ugo e il gatto Silvestro -, prevedevano l'intervento del veterinario. Ma quel giorno il medico veterinario era in ferie e io ho fatto quello che sentivo di fare. Macche' morsa - aggiunge - solo un graffio di un animale spaventato a morte''.

 

 

L’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali , ha deciso di richiedere l’intervento del ministro della Difesa Mario Mauro sottolineando come un’azione dal “elevato valore etico, come quella tesa a salvare la vita di un altro essere vivente, non possa essere oggetto di punizione”.  E ha lanciato una petizione online che sta mobilitando la rete