Travaglio di quattro ore. La piccola nasce a bordo, con l’assistenza di un ortopedico guidato al telefono dall’ospedale
Grosseto, 12 febbraio 2012 - «CERCAVO di trattenere dentro la bambina, avevo paura di partorire sull’ambulanza, in mezzo alla neve, con l’assistenza di un ortopedico guidato al telefono dall’ospedale. Ma non ce l’ho fatta e nella zona di Marsiliana ho chiesto al conducente di fermarsi perché la piccola era già fuori».
Dal letto del reparto ostetricia di Grosseto, dov’è arrivata venerdì a mezzanotte, Silvia Nostro, 32 anni, di Saturnia, racconta quelle quattro ore di travaglio e il parto sull’ambulanza della Misericordia di Manciano. La piccola Samira, un cucciolo di quasi quattro chili, ora dorme serena con gli altri neonati nella nursery dell’ospedale di Grosseto, ma la sua mamma ancora non riesce a riposare per lo stress accumulato venerdì sera.
«L’ANDATURA dell’ambulanza con le catene da neve stimolava le contrazioni e non riuscivo a controllarmi, a ogni balzo mi sembrava che la bimba saltasse fuori — ricorda Silvia —. Quando il conducente si è fermato per farmi partorire, mio marito, che ci seguiva in auto, si è avvicinato a un finestrino e, guardando dentro, ha assistito al parto. L’infermiere che era a bordo si è commosso quando ha visto la piccola Samira. Per fortuna non è la prima figlia e sapevo come fare. L’ortopedico che mi ha aiutato a partorire ha solo bloccato il cordone, come gli spiegavano i medici al telefono. Ma per tagliare il cordone e far uscire la placenta, che mi era rimasta dentro, dall’ospedale di Grosseto hanno chiesto l’intervento di un ginecologo, che abita a Montemerano e stava rientrando a casa. Il medico era nei dintorni ed è arrivato pochi minuti. Io e la mia bimba dobbiamo la vita a lui e a quell’ortopedico coraggioso, che mi ha aiutato a far nascere Samira». Una catena di solidarietà che si è messa in moto fin dal primo pomeriggio, quando, intorno alle 17,30, si erano rotte le acque e Angelo Vignoli, il marito di Silvia, non se l’era sentita di accompagnarla in ospedale con l’auto.
«Fuori dalla nostra casa, a Saturnia — spiega Angelo — c’è un metro di neve ed è pericoloso guidare anche con le catene. Così ho chiamato il 118 e ho detto all’operatore che potevo raggiungere l’ambulanza a Montemerano, dove si trovava per un altro servizio. Lì mia moglie è salita e io li ho seguiti con l’auto fino all’ospedale di Grosseto, dove siamo arrivati con la bimba già in braccio».
UNA STAFFETTA della solidarietà per la piccola Samira, che aveva troppa fretta di venire al mondo, nonostante il gelo di venerdì in Maremma. «Solo quando siamo arrivate in ospedale — ricorda Silvia — mi sono sentita al sicuro con la mia bambina». È l’ora della pappa, Silvia può finalmente accoccolare a sé la piccola Samira e allontanare la paura di quelle ore in ambulanza.
Agata Finocchiaro