Vivono in tuguri 3.400 toscani
Viaggio nell’emergenza abitativa in attesa delle case popolari promesse

Firenze, 25 febbraio 2010 - L’IMMOBILIARE del disagio non promette case confortevoli a prezzi da vero affare. Anche in Toscana, dove pure tre famiglie su quattro vivono in alloggi di proprietà, c’è un’agenzia invisibile che ha in portafoglio tutte le abitazioni per vite agre, scomode, nella promiscuità, dove le uniche certezze sono la data di fine contratto o la difficoltà di mettere insieme i soldi dell’affitto, del condominio o del mutuo. Nel giorno dello sfratto di una coppia di genitori poverissimi che hanno appena perso la loro bambina, si può tentare un breve pellegrinaggio nel malessere abitativo.
COSÌ, con senso di colpa, bussiamo alle porte di 1.600 appartamenti che appartamenti non sono: rappresentano l’idea di una casa, il sogno, l’approssimazione, la speranza, soprattutto la disillusione e la resa. Sono tende, baracche, capanne, quando va bene soffitte e garage in cui contano i giorni 3.400 uomini, donne e bambini. Andiamo avanti e entriamo nelle quasi duecentomila case (più del dieci per cento del totale in Toscana) dove il disagio comincia sulle targhette dei campanelli: c’è un sovraffollamento di cognomi perché ogni abitazione ospita almeno due famiglie, e non sempre è una scelta dettata dalla volontà di stare insieme. Usciamo in cerca di immobili meno carichi di fatiche esistenziali ed è così che ne troviamo settantamila: in apparenza case finalmente normali se non fosse che sono troppo piccole, contrariamente al proverbio, per tutte le persone che devono custodire, quasi imprigionandole fra pareti che quando si guardano sembrano toccarsi.
Usciamo da questi edifici e cambiamo bersaglio: non più le case ma le persone. Seguiamo le masse di chi è in cerca di quattro mura, pur che siano. Ci sembra di vederli, questi poveri cristi, li immaginiamo mentre si affacciano in processione negli angoli cottura e nei bagni, in camere a quattro letti (ma ce ne stanno di più): sono i quindicimila immigrati che ogni anno arrivano in Toscana e cercano, insieme al lavoro o a un lavoretto, anche un tetto a buon mercato. Sono disposti a chiudere un occhio su tutto, comprese le condizioni dell’immobile e la regolarità dell’accordo. E c’è un’altra processione, che non è vistosa ma di rado è meno dolente: quando le unioni si rompono, frantumandosi con separazioni e divorzi, si raddoppiano le necessità abitative e le spese. E così in Toscana da questa diaspora sono nate quasi trentamila famiglie «ricostruite», o tronconi di quello che erano, spesso con sistemazioni domiciliari che sono la rappresentazione della provvisorietà di quello che è stato e non è più.
LA REGIONE Toscana ha chiuso la legislatura impegnandosi a rendere disponibili, «presto», settecento alloggi popolari per contrastare l’inquietudine abitativa. E ha assicurato che ci sono i finanziamenti per ristrutturarne altri diecimila e costruirne tremila. Sarebbe un duro colpo all’immobiliare del disagio, in tanti ci contano: abbiamo appena visto chi.
IL TETTO CHE SCOTTA - TUTTI I NUMERI
1,8 milioni le abitazioni in Toscana; 288mila le abitazioni vuote (16 per cento del totale); 1600 roulotte, tende, baracche, soffitte, garage usati come alloggi; 3400 le persone che vivono nelle abitazioni di fortuna; 28mila le famiglie 'ricostruite'; 194mila le famiglie in affitto con nuclei conviventi; 70mila le famiglie che vivono in case troppo piccole; 15mila gli immigrati che arrivano in Toiscana ogni anno; 9 anni il minimo di stipendi lordi per comprare casa; 580 euro canone medio mensile di affitto in Toscana
luciano.salvatore@lanazione.net
di LUCIANO SALVATORE
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