Le Università perdono matricole E la selezione diventa di censo
Cara Nazione..., risponde Giuseppe Mascambruno, Direttore de La Nazione
CARO DIRETTORE,
ho un figlio in età da iscrizione all’università, ma vedo con preoccupazione che le matricole stanno diminuendo anche per effetto della crisi. Anch’io ho difficoltà a tenere insieme il bilancio familiare e, a parte la retta che è già onerosa, temo soprattutto la prospettiva di doverlo mantenere in una città lontana (Milano?) per un eventuale master ormai irrinunciabile.
Paolo Lolli, Massa
Risponde Giuseppe Mascambruno, Direttore de La Nazione
CARISSIMO PAOLO,
i suoi timori sono più che legittimi. Gli ultimi rilevamenti sulle iscrizioni segnalano una preoccupante flessione soprattutto dei figli delle classi più deboli della popolazione. Le nostre università, martirizzate da una bulimia riformista, in ossequio alla quale ogni ministro che si è succeduto, soprattutto dal ’68 a oggi, ci ha voluto mettere del suo, stanno diventando nella media generale un diplomificio sempre meno appetibile e competitivo rispetto ad atenei più qualificati, i più stranieri. Da cui l’inesorabile necessità di garantire ai nostri ragazzi un percorso accademico destinato a costare molto, moltissimo. E qui casca l’asino delle pari opportunità costituzionali che dovrebbero essere assicurate a chi merita: la possibilità finisce per essere coltivata solo da chi ha i soldi per farlo. Una selezione di censo a cui occorre mettere mano rapidamente. L’unica riforma vera.
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