Crollano i prezzi, tornano
in discarica i rifiuti da riciclare
Sempre più urgente la costruzione dei termovalorizzatori: la raccolta differenziata non allontana l'emergenza.
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Firenze, 5 novembre 2009 - Le fauci voraci del cassonetto ingoiano il superfluo della nostra vita. Avanzi opprimenti del benessere quotidiano scorrono dalle pattumiere di strada ai camion fino al gigantesco stomaco collettivo della discarica, che digerisce poco il troppo altrui e si sente male. Si sentirà male fino a scoppiare, in Toscana in un giorno non troppo lontano del 2011, per restituire il pasto immondo alla terra, all’acqua e all’aria.
La diaspora dei sacchetti neri è scontata se il partito del no, o comunque quello dell’indecisionismo a tutti i costi, bloccherà ancora la realizzazione degli impianti per il trattamento dei rifiuti. Il monito è stato lanciato da tempo ma adesso una svolta in questo delicato settore delle politiche ambientali è resa indifferibile dalla crisi economica mondiale che ha messo in crisi anche scelte industriali e comportamenti virtuosi come la differenziazione dei residui solidi urbani.
La Regione Toscana ha compiuto un passo burocratico in avanti, in questa sfida contro il tempo, approvando la riforma che intende razionalizzare l’amministrazione integrata dei rifiuti in aree vaste, Centro, Costa e Sud, obbligando a individuare le tre società di gestione con gare pubbliche. Finora l’iter dei termovalorizzatori è lento, non c’è la percezione dell’urgenza. A Livorno deve partire la terza linea dell’impianto, a Scarlino (Grosseto) l’autorizzazione è almeno sfortunata nel gioco dell’oca.
A Firenze sono state aperte le buste della gara per la scelta di un socio privato di minoranza per la costituzione della spa mista a cui verranno affidate progettazione, costruzione e gestione del termovalorizzatore di Case Passerini, nel comune di Sesto Fiorentino, l’impianto-salvezza dell’area metropolitana: non si sa ancora, però, chi ha vinto fra Gruppo Hera, Veolia-Cnim-Cmc Ravenna e Sorain Cecchini-Gesenu-Jfe. Gli otto termovalorizzatori esistenti nella regione fanno quello che possono nella direzione giusta, cioè trasformare l’impaccio dei rifiuti in una risorsa energetica: ma fra tutti riescono a trattare meno di 200mila tonnellate di immondizia in dodici mesi rispetto ai 2,5 milioni prodotti dai toscani.
A fine anno dovremo confrontarci con il termine ultimo per portare in discarica i rifiuti «tal quali», cioè così come le famiglie li hanno fatti e che in Toscana sono 700.000 tonnellate. Si può sperare all’italiana che un’ennesima proroga scongiuri la crisi ma bisogna che San Gennaro, protettore dei più disinvolti, faccia chiudere tutti e due gli occhi sulla procedura d’infrazione dell’Unione Europea che grava sul nostro Paese. A questo quantitativo già enorme si aggiunge un milione di tonnellate selezionate che, in assenza di impianti, sono egualmente senza destinazione certa.
I nemici dei termovalorizzatori risponderanno che bisogna accelerare la raccolta differenziata: in Toscana ha raggiunto la quota non modesta del 37% anche se in parte questi rifiuti «scelti» non evitano comunque la beffa della discarica. Questa è la scommessa che rischia più di deludere amministratori pubblici, ambientalisti e cittadini tal quali. La crisi mondiale del mercato del riciclo ha abbattuto la richiesta e quindi i prezzi di materiali come legno (da 50 a 10 euro a tonnellata), carta (da 40 a 10) e plastica (da 450 a 120) e le conseguenze non si sono fatte attendere: i consorzi di recupero proprio quest’anno, in occasione del rinnovo dell’accordo con i Comuni, hanno tagliato le risorse per la raccolta differenziata: il minor introito stimato per i municipi toscani è di 1,8 milioni di euro e si accompagna con l’imposizione di un innalzamento dei livelli di qualità per il conferimento degli imballaggi, con il rischio quindi anche di una riduzione dei quantitativi.
Un contraccolpo immediato della crisi di questo mercato è arrivato alla Revet di Pontedera, l’azienda con 200 dipendenti che si occupa di selezione e trattamento per il riciclo della raccolta differenziata di 235 dei 287 comuni toscani: ha rischiato il collasso, l’interruzione dei servizi, dopo la letterina con cui il consorzio dei produttori di materiale plastico aveva annunciato il rinvio di ogni pagamento in sospeso alla fine di marzo 2010. Un incontro in Regione, alla presenza dell’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini, ha restituito per ora le garanzie sui crediti. Ma per quanto?
Se quindi la Toscana puntava al raddoppio della raccolta differenziata, confidando su un mercato promettente, adesso deve valutare quanto siano giusti ulteriori forti investimenti in questa direzione. Differenziare in modo molto spinto richiede infatti non solo lo spirito civico dei cittadini ma anche una rivoluzione del servizio: nuovi camion, più personale, formazione per la raccolta «porta a porta», ma anche maggiori rischi per i lavoratori. Una variabile, l’ultima, che anche l’ambiente forse non riterrebbe sostenibile.
Luciano Salvatore
- 05/11/2009 12:05
maurizio
Visto gli ottimi risultati a proposito della soluzione rifiuti, ottenuti dal primo cittadino di Peccioli sig. Macelloni, gradirei che questo abile manager, risolvesse il problema anche nelle altre province toscane,dando ad esso un incarico pro-tempore facendolo amministrare a girare, in ogni città toscana, praticamente sfruttando la propria esperienza, della quale ne trarremmo tutti un vantaggio. naturalmente senza intralci burocratici di sorta,ma dando ad esso la possibilità di agire con la propria esperienza derivata dagli ottimi risultati ottenuti.il problema è sottovalutato, nonostante sia di grosse proporzioni,siamo alle porte coi sassi e sarà bene che venga presa una decisione prima di venire sommersi da uno tsumani di rifiuti.fino ad oggi solo dei bei discorsi volati in discarica.ancora sto chiedendomi come abbia fatto quel sant'uomo a saltare tutti gli ostacoli che la politica mette davanti ogni volta che qualcuno propone un rinnovamento radicale. - 05/11/2009 15:24
Giovanni Cerbai
Ricordo che il C.N.R. (dott. Plescia, lo scopritore) ha brevettato un impianto di smaltimento dei rifiuti urbani (anche) indifferenziati chiamato T.HO.R., che produce combustibile PULITO. L'apparecchiatura è uscita dallo stato di collaudo ed è pienamente operativa, fornendo alla BUZZI Cementi combustibile per i suoi forni. Linvenzione è risaputa da almeno tre anni, ma da altrettanti è di fatto boicottata dagli enti pubblici territoriali preposti allo smaltimento dei rifiuti. Che dire? Vero è che noi italiani siamo notoriamente dediti alla "dietrologia", ma in questo caso il sospetto che il T.HO.R. urti contro degli interessi robusti e consolidati è forte. - Sono presenti 2 commenti
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