Firenze, 21 aprile 2017  - NON SOLO la Scala del calcio con la valanga di investimenti per Milan e Inter. I cinesi in Toscana li conosciamo bene. E da tanto tempo: almeno dagli anni Novanta quando l’invasione massiccia ha occupato l’hinterland fiorentino (come non ricordare il caso San Donnino) e poi Prato, diventata una delle capitali orientali in Italia. I tantissimi soldi cinesi girano. Hanno permesso a imprenditori di non lavorare più nel tessile grazie all’affitto di capannoni, non sempre a norma. Quei soldi muovono l’economia locale, tornano in patria anche in modo illegale (come appurato da recenti inchieste) e ritornano per pesanti investimenti. Alcuni trasparenti, altri sicuramente meno. I cinesi non stanno mai fermi: colgono le occasioni, contanti alla mano. Alcune presenze sono prestigiose come a Firenze dove l’Università di Shanghai ha comprato un grande immobile (ora occupato) di proprietà dei Gesuiti. A Prato molti capannoni stanno continuando a passare di mano con buonuscite sospette (indaga la procura). E in questi giorni anche un hotel del centro, simbolo della pratesità, è stato acquistato dai cinesi.