Firenze, 10 novembre 2017 - DAL XIV secolo, da quando Niccolò Acciaiuoli – spregiudicato mercante fiorentino, operante nel Mediterraneo (con fòndaci persino sull’Acropoli di Atene) – lasciò il suo patrimonio per farla “grande”, la Certosa si accinge a vivere la sua terza vita. Prima i certosini, poi i cistercensi (dal 1958), ora la comunità di San Leolino. Secoli di sedimentazione religiosa, artistica, culturale; ferita dalle tremende soppressioni che ne spostarono tante opere nei maggiori musei della città e altrove, dagli anni Cinquanta del secolo scorso è stata fra i monumenti più seguiti e curati dallo stato italiano. Qui maturarono le iniziative degli “Amici della Certosa” ma soprattutto le tante iniziative di studio volute dal giovane padre Goffredo Viti, che potenziò la raffinata rivista “Notizie cistercensi”. Qui, ancora in Certosa, l’indimenticabile Claudio Leonardi organizzò il “Centro Studi Franceschini”. Qui tantissime opere d’arte. Ora arrivano nuovi sacerdoti: Carmelo Mezzasalma, Alessandro Andreini e la comunità di san Leolino. Arrivano con il loro impegno,”tra esodo e avvento”, con una vocazione maturata da vent’anni (fondata nel 1997) impegnati in una nuova “evangelizzazione della cultura”, lavorando sulla fraternità della vita, con la preghiera, con l’ascolto, lo studio e l’insegnamento. La comunità ha già una sua rivista destinata a crescere, dalla testata gioiosa: “Feeria, rivista per un dialogo fra Esodo e Avvento”. E proprio in questi prossimi giorni, superati gli ultimi passaggi burocratici si consumerà l’esodo dei cistercensi (di padre Sisto, che ricorderemo per la sua bontà, la sua passione e la sua scuola di restauro librario) e l’avvento di nuovi, appassionati pastori, a professare un cristianesimo aperto e congruente col nostro tempo. La città chiederà loro di fare della Certosa una realtà umanistica aperta al dialogo, coagulo delle complesse dinamiche che attraversano le geografie politiche del nostro pianeta. Con alle spalle le lezioni universali di La Pira, Don Milani, padre Balducci, e delle lezioni etiche di Carlo Betocchi, Mario Luzi e Alessandro Bonsanti, è certamente un impegno affascinante e indissolubilmente responsabile.