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Boy George a La Nazione 'Così sono diventato un'icona del pop'

In questa intervista in esclusiva per 'La Nazione' Boy George si racconta come uomo e come 'icona' della musica pop anni Ottanta  e di come ami esibisri in Italia. E conferma la  reunion dei Culture Club  

Boy George
Boy George

Arezzo, 24 ottobre 2011 - Il viso di Boy George parla da solo. E quando lo incontri, sembra dirti, senza neanche l’incombenza di aprire bocca: “Sono una vera celebrità!”. Truccato a dovere, come conviene al suo ‘dresscode’; un’icona trentennale. Borsalino in testa dalle ampie tese, color viola acceso. Un completo gessato nero, impreziosito da perline colorate che disegnano dei magnifici fiori intorno al taglio del suo vestito. Divertito, sorridente, disponibile, di ritorno da una visita al Castello di Gargonza, proprio prima di salire venerdì' sera alla consolle de “Le Mirage” di Monte San Savino.

E se stasera gli chiedessero di mettere Karma Chameleon in playlist?

'Non metterei mai Karma Chameleon. Non metterei mai uno dei miei pezzi in generale. Se me lo chiedessero gli risponderei…’testa di ca…o’ (lo dice in italiano e poi si mette a ridere, ndr) Il Boy George versione dj, fa ascoltare musica nuova, non pezzi vecchi”

Attenzione però, qua fuori ci sono tanti suoi fan. Persone che vogliono sentire la musica di Boy George, non qualche pezzo house, o elettronico, anni ’00…

“Guarda, sono felice di essere in Italia proprio per un motivo. A differenza di chi frequenta i locali inglesi, qua, a livello musicale, siete aperti a tutto. In Inghilterra sono molto meno generici. Un inglese, quando va in un locale, vuole sentire qualcosa di preciso, qualcosa che ha già in testa. Sono molto spesso in Italia, per questo”

Ok, niente Karma Chameleon. Solo hit nuove. Ho sentito che nel 2012 ci sarà la reunion dei Culture Club…il suo discorso sulla ‘musica nuova’ dove se ne va a finire?

“Si, torneremo insieme. Ma questo è un altro discorso: quella era una band. E una band rimane una band, non la scalfisci mai. Un gruppo, se speciale, esiste per sempre e a volte è bello tornare insieme e fare qualche concerto”

Simon Reynolds, uno dei più famosi critici musicali del mondo, sostiene che la musica dopo 50 anni di novità e rivoluzioni, non ha più nulla da dire. Dice anche che negli ultimi 10/15 anni, le vere novità sono stati i revival. Come lo sarà il suo, insieme ai Culture Club. La creatività musicale è intrappolata nel proprio passato?

“No, la musica è intrappolata dall’industria che la comanda. Un’industria che cerca di fare uscire cose sempre più ‘abbordabili’, sempre più ‘cheap’, ‘a buon mercato’ sia a livello qualitativo, che artistico. L’industria è la colpevole, è lei che inibisce la creatività!”

E Boy George è intrappolato nel passato di Boy George?

“Io non sono intrappolato, io sono fiero del mio passato. Solo due settimane fa, ad Amsterdam, durante una serata ho cantato la mia hit più famosa, Karma Chameleon. Ma amo anche essere proiettato nel mio presente e futuro. Adoro essere me stesso ed esserlo adesso”

Rimane pur sempre l’icona più importante degli anni ’80

“Non ci si rende mai conto di quello che si è. Voglio dire: non è un qualcosa che si palesa l’essere un’icona. Non ti svegli la mattina dicendoti: ‘Guarda come sei cool, da oggi sei proprio diventato un’icona’”

Lei mi sta dicendo che ancora non si rende conto di quanto sia importante la sua immagine?

“No, so chi sono! Ti sto semplicemente dicendo che sono stato sempre limpido e chiaro, indipendentemente da chi mi diceva di non esserlo. Sono stato me stesso ed è quel ‘ me stesso’ che è diventata un’icona. Non te ne accorgi, anche perché non è esserlo che ‘paga il conto’”

A no? E cos’è che paga il conto?

“La celebrità, che al contrario la percepisci e quando lo fai dimentichi proprio il motivo per cui avevi iniziato: la musica”

La sua frase simbolo è stata: ‘I prefer a cup f tea to sex’. Per come sono poi andate le cose, mi è sempre sembrata una frase assurda detta da lei…

“Infatti è un falso storico. Erano i primi anni ’80, ero giovanissimo e tutti mi chiedevano quali fossero i miei gusti sessuali (Boy George, agli inizi era una figura molta ambigua per i media. C’era in atto una sorta di gara fra chi avesse scoperto per primo i suoi gusti sessuali ndr). Quella volta ero in un grande show inglese e il giornalista m’incalzava continuamente sull’argomento. A un certo punto, per glissare sull’argomento ‘sesso’, risposi: ‘Preferirei bere una tazza di tè, piuttosto che rispondere alle sue domande”

E quelle parole si sono trasformate nella sua frase più famosa…per giunta non detta da lei…

“Vedi cosa significa essere un’icona?” 

MARCO PICINOTTI

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