Arezzo, 19 dicembre 2017 - In parte lo siamo già e le elezioni potrebbero quadrare il cerchio: Arezzo al centro della battaglia politica italiana. Si fa infatti insistente l’ipotesi che Maria Elena Boschi intenda candidarsi all’uninominale alla Camera e proprio nel collegio aretino, mettendo in circolo effetti non ancora chiari ma comunque importanti. Andiamo per ordine.

La sottosegretaria, braccio destro di Matteo Renzi, si trova al centro di polemiche per il ruolo che le opposizioni le addebitano riguardo le vicende di Etruria. La prospettiva di una candidatura qui, nella città della Bpel che fu, appariva fantapolitica fino a poco fa. Ora non è più così. Lei non ha intenzione di subire l’accusa di scappare e la conseguenza potrebbe appunto quella di una candidatura nel suo collegio. Collegio, sulla carta, dove il Pd appare comunque favorito, anche dovesse scontare un calo di consensi.

All'interno dei Dem, la discesa in campo della Boschi porterebbe alla candidatura di Marco Donati, il renzianissimo deputato uscente, nel proporzionale in Toscana. E a cascata potrebbe favorire l’avanzata dell’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, orlandiano. La sua presenza nell’uninominale al Senato coprirebbe infatti il Pd a sinistra, con possibile effetto trascinamento alla Camera.

Un quadro del genere sarebbe in grado di generare scenari suggestivi. Prendiamo ad esempio i 5 Stelle: se c’è la Boschi, i grillini calerebbero ad Arezzo un grosso calibro. Non Di Maio, a quanto sembra. Ma un Di Battista? E’ vero che il deputato romano ha già dichiarato di non volersi candidare, però l’odore di una battaglia che si svolgerebbe sul terreno delle banche potrebbe spingerlo a ripensarci, non fosse altro per rendere dura la vita all’avversario anche se le probabilità di vittoria risultassero minime.

E nel centrodestra? Anche qui le carte potrebbero smazzarsi. A oggi rimane Maurizio D’Ettore il candidato naturale, ma l’escalation dello scontro non può far escludere nulla, nemmeno una mossa di coalizione in direzione Letizia Giorgianni, la pasionaria degli azzerati che ha da poco aderito a Fratelli d’Italia.

Lei stessa non si tira indietro, «nessuno mi ha chiesto nulla né si è mai parlato di candidature», premette. Non nasconde però che l’idea la stuzzica eccome: «Se mi dovessero chiamare, preferirei a prescindere il collegio di Arezzo, quello dove ho combattuto negli ultimi due anni per i colpiti dal default di Etruria. Figuriamoci se ci fosse la Boschi, allora sì che mi getterei in mischia ancora più volentieri».

In piedi anche la quarta incognita, legata alle candidature di «Liberi e Uguali»: anche da questo fronte un big di caratura nazionale per lanciare nella competizione un jolly ulteriore di incertezza cercando di erodere consensi al Pd? Boatos finora non ce ne sono, se non una voce che porta alla figura di Tito Barbini, l’ex assessore regionale che del Pd fu tra i fondatori. Lui non conferma, «continuo a scrivere e a viaggiare», ma l’ipotesi ha un certo fondamento pur se l’eventuale versante potrebbe essere il Senato.