Arezzo, 17 febbraio 2017 - A ROMA Il Pd soffre le pene dell’inferno e le onde sismiche si sentono fino in periferia, dove la base segue con apprensione mista a un pizzico di increulità lo scontro politico nazionale che ha portato il partito sull’orlo della rottura. . Soprattutto in una zona come l’aretino, che ha da sempre l’anima a sinistra e (negli ultimi anni) è diventata anche una roccaforte del verbo renziano. Inutile che il Valdarno, terra rossa per eccellenza, oltretutto a due passi dalla Rignano in cui la parabola di SuperMatteo cominciata, guarda con particolare attenzione alla crisi che rischia di provocare una scissione tra l’anima centrista e l’anima più a sinistra del partito.

Nei circoli valdarnesi e nelle Case del Popolo la giornata scorre come sempre, con gli avventori seduti attorno ad un tavolo a giocare a carte o, magari, a dare due colpi di biliardo. Gli argomenti di conversazione, generalmente sono il calcio (soprattutto) e la politica. E il futuro del Pd non può non catalizzare l’interesse.

AL CIRCOLO di Castelnuovo dei Sabbioni, terra di ex minatori e una delle roccaforti del partito, i pareri sulla possibile rottura sono discordanti. «La scissione? Io sono d’accordo. – dice convinto Paolo Gori -. Bisogna mandare a casa Renzi. E glielo dice un vecchio militante del Pci». Di parere diverso Leo Fabbri. «Sono contrario a questa ipotesi. Io ho 90 anni e ne ho passate di scissioni. Perché ci deve essere sempre uno di sinistra che vuole rompere le uova nel paniere? Se stanno compatti bene, altrimenti buonanotte. Alla luce di quello che sta avvenendo – aggiunge – era meglio se al Referendum avesse vinto il si».

«Io sono della vecchia guardia – dice invece Fabio Botteghi – e voglio ricordare a tutti che quando c’è stata una scissione le cose sono sempre andate a peggiorare». Intanto si continua a giocare a carte, il passatempo preferito anche da queste parti e a sorseggiare un caffè, pensando a quali potranno essere gli scenari politici.

CI SPOSTIAMO di qualche km, al circolo di Meleto. Anche qui i pareri sono piuttosto espliciti. Franco Giannetti, alias Tito, è uno dei personaggi simbolo del locale e della comunità di Meleto. «Sono contrario alla scissione – precisa – ma sono anche per mandare a casa D’Alema e Bersani. Io non ho votato Renzi, ma sono sempre stato di sinistra. Quando siamo stati al Governo ci siamo sempre fatti male da noi. Ed è così anche in questa occasione».

«Questi vecchi della politica dovrebbero andare tutti a casa – conferma Luciano Bacciarini -. D’Alema è una vita che vuole comandare e tutti i governi di sinistra li ha fatti fallire . Ci dica lui cosa vuole fare! E Bersani, poi! Ci ha fatto vergognare non poco quando andò a confrontarsi con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, facendosi ridicolarizzare da Crimi e dalla Lombardi. Dopo quell’episodio avrebbe dovuto smettere con la politica e andare ai giardinetti ad accompagnare i nipoti».

Per Bacciarini le prospettive non sono rosee. « Il futuro? Lo vedo duro – conferma - perché se il partito inizia a separarsi, arrivederci. Renzi ha indubbiamente fatto degli errori. Probabilmente pensava di trovare un terreno un po’ più fertile. Invece si è trovato di fronte tante difficoltà, come succederà ai suoi successori. Però – prosegue Bacciarini – all’interno del partito gli hanno fatto una guerra continua. Non si può andare avanti così». Insomma, la preoccupazione, tra il popolo della sinistra, è latente e la paura è quella di veder rompere un «giocattolo» che ha rappresentato un punto di riferimento per milioni di italiani.

di Marco Corsi