Arezzo, 03 novembre 2017 - A San Giovanni è polemica per l’ipotizzato allargamento del mercato settimanale del sabato con l’inserimento di nuove bancarelle nel settore alimentare. A scendere sul piede di guerra l’associazione Anva Confesercenti, che attraverso il responsabile di zona Stefano Micheli ha ricordato come mercato del sabato, con 120 bancarelle, sia già sufficiente. “Abbiamo negli anni conquistato la fiducia dei consumatori. Non c’è bisogno di allargare il mercato con la scusa di aggiungere altri operatori alimentari in piazza Masaccio – ha detto Micheli -. È una scorciatoia che rappresenta solo l’allargamento dell’attuale mercato del sabato”.

Secondo la Confesercenti il danno, per gli ambulanti, sarebbe doppio. Attualmente, infatti, già ci sono operatori che vendono prodotti genuini e prelibatezze del territorio e andare quindi a creare un’area che appare alternativa non servirebbe a nessuno e sarebbe un danno per le attività esistenti che, come ha ricordato l’associazione, da anni con serietà e professionalità hanno fidelizzato i clienti e fatto crescere il mercato di San Giovanni Valdarno. Nervi quindi tra gli operatori. “Basta con queste iniziative senza confronto e programmazione – ha detto ancora Stefano Micheli – . Adesso gli ambulanti chiedono regole certe e uguali per tutti gli operatori che commerciano su aree pubbliche. C’è già il mercato al Bani in programma il martedì. Adesso aggiungere bancarelle al mercato del sabato di San Giovanni Valdarno è una scelta inutile”.

Intanto della vicenda è stato informato anche il Sindaco di San Giovanni Viligiardi che nei giorni scorsi ha ricevuto una delegazione. In questo panorama si aggiunge poi l’eventualità di vedersi affiancare da operatori non assoggettati allo stesso volume di spese e oneri legati all’attività di vendita su area pubblica. Lucio Gori responsabile Anva Confesercenti per la provincia di Arezzo ravvede anche “una vera e propria concorrenza sleale”. “Gli ambulanti del settore alimentare investono migliaia di euro nelle concessioni ed ogni mese devono far fronte non solo ai costi di normale gestione, ma anche all’incidenza notevole dell’Inps e dell’Inail per risultare in regola con il Durc e poter lavorare su area pubblica – ha spiegato Gori – . Una costosa ed onerosa normativa a cui devono adempiere gli ambulanti e che invece non riguarda le imprese agricole non assoggettate a tale disciplina. Creare quindi un mercato alimentare, nel mercato già esistente, con regole diverse da quelle previsti dagli operatori ambulanti, non crediamo che sarebbe affatto corretto e a nostro avviso si configurerebbe come concorrenza sleale, per giunta tollerata dalla stessa amministrazione comunale”.