Arezzo, 19 maggio 2017 - E' già in sede, nell’ufficio che è stato fino a pochi giorni fa di Roberto Bertola. Il nuovo amministratore delegato della ormai ex Banca Etruria, Silvano Manella, è arrivato ad Arezzo alla fine della scorsa settimana per guidare l’istituto nei cinque o sei mesi che preludono all’incorporazione definitiva in Ubi Banca.

Di pari passo è partita la trattativa, condotta dallo stesso Manella, con le organizzazioni sindacali locali, parte del confronto a più ampio spettro che riguarda l’intero gruppo Ubi. Sul tappeto ci sono i temi ampiamente dibattuti negli ultimi giorni, ovvero il numero delle uscite («Ma non ci saranno licenziamenti» ha affermato il consigliere delegato Victor Massiah) e il destino del grande centro direzionale dove aveva la sua testa operativa il vecchio istituto. Partiamo da quest’ultimo aspetto.

Decisioni definitive non sono state prese e anche il periodo di regno di Manella potrà far pendere la bilancia in un senso o nell’altro. Due in sostanza le alternative: qui una delle macroaree in cui il gruppo è strutturato, oppure qui una direzione territoriale, nominalmente di livello più basso rispetto alla prima ipotesi. Da Ubi trapela che comunque cambierà poco qualunque sia la scelta finale, ad Arezzo resterà infatti un ampio margine di discrezionalità nelle decisioni da prendere, fatto salvo che le grandi partite, i mega-finanziamenti, la gestione dei super-portafogli saranno trattati direttamente dall’istituto madre.

In Ubi, infatti, sono presenti uffici a questo delegati e in ogni caso Arezzo, fosse macroarea o direzione territoriale, sarebbe bypassata. D’altra parte il gruppo lombardo è un colosso a livello nazionale e conta anche su uffici sparsi per il mondo. Giusto per rimanere in tema aretino, un rappresentante di Ubi lavora in pianta stabile a Dubai, il tradizionale hub del nostro oro.

E sempre per parlare d’oro, è potenzialmente molto alto l’interesse che a Bergamo hanno per questo asset, fondamentale per l’economia del territorio. E’ chiaro però, pur alla luce di quanto sopra descritto, che la soluzione migliore per la città sarebbe di vedere insediata qui una macroarea, anche per la capacità di recupero dell’indotto gravitante intorno alla vecchia Banca Etruria. Il dado non è ancora tratto, un punto a vantaggio è l’inesistenza di sportelli Ubi non solo in provincia di Arezzo ma in tutta la Toscana (una filiale sola a Firenze), il contrario di quanto succede nelle Marche dove il gruppo già deteneva la Popolare di Ancona che rimarrà dunque l’insediamento storico.

Sul versante degli esuberi, appare verosimile la ripartizione fra le tre banche da noi avanzata: 600 a Marche, 300 in Etruria, 100 a Chieti. Ma sono numeri solo indicativi e che potrebbero cambiare sulla base delle situazioni interne, degli accordi sindacali già in essere, degli stessi tagli che interesseranno le filiali, 140 in tutto secondo il piano industriale presentato nei giorni scorsi da Ubi.

Non c’è infine da temere sulla vicinanza del nuovo istituto al territorio, con ricadute anche sul versante dei contributi all’arte, alla cultura, alle associazioni sportive. Questo d’altra parte è sempre stato un tratto distintivo dell’istituto lombardo che si è ad esempio impegnato nel recupero di teatri storici e al sostegno di numerose iniziative culturali