Arezzo, 2 febbraio 2018 -  Si sono incontrati nella sala consiliare di Badia al Pino: in genere abituati a vedersi in azienda, ora impossibilitati a farlo perché alla porta della fabbrica dovevano essere apposti i sigilli dopo il fallimento. E' l'incubo della Del Tongo.

“C'erano tanti ordini da evadere, c'era uno spiraglio che si stava aprendo, c'erano manifestazioni di interesse: impensabile potesse finire così" commenta dalla Cgil Antonella Pagliantini, uno dei sindacalisti a incontrare i circa 50 dipendenti dell'azienda. In una giornata speciale: oggi c'era la consegna della documentazione richiesta dal tribunale, in ballo c'è l'eventualità, ancora tutta da definire, di un esercizio provvisorio.

“Ci sono aziende disposte a collaborare - ha spiegato - ma si tratta di vedere se concentrate solo su alcuni rami d'azienda". Di fronte i dipendenti: fino alla decisione dei curatori semplicemente sospesi, nessuno li ha licenziati nè tanto meno sono stati loro a mollare.

"E' un'angoscia infinita" ci sussurra uno degli operai, dando voce al clima che si respira da qualche giorno, da quando la storia della Del Tongo sembra essersi fermata al capolinea. "Ognuno di noi ha impegni, difficoltà, mutui da pagare: come facciamo?". Domande semplici ma tremendamente concredte. E che sono l'altra faccia, altrettanto dolorosa, dell'ennesimo capolinea ad una delle tante aziende aretine. Prossimo appuntamento? Giovedì, ancora in assemblea a Badia al Pino.