Arezzo, 21 ottobre 2017 - Almeno l'allestimento non ha confronti in Italia. Gold Italy cerca il filo di una ripresa che l'oro ancora non riesce a stringere tra le mani ma intanto si gode il colpo d'occhio della mostra. Che oggi si è lanciata nella seconda giornata dell'evento, la domenica degli affari. Sullo sfondo un trend che va prendendo corpo: una certa incertezza sugli affari, con preoccupazione di una parte degli operatori per i contatti reali che vanno emergendo in queste ore. Ma anche quei segnali di ripresa che pure l'anno ha via via regalato e che aspettano solo ulteriori conferme. In un quadro internazionale dove il numero delle Fiere orafe sta lievitando, pesando fatalmente sulla bilancia dei risultati delle singole edizioni.

Non sbaglia invece un colpo Beppe Angiolini: ambiente glamour e allo stesso tempo sobrio, grigi gli stand per valorizzare al massimo le vetrine, logistica impeccabile. Espongono grandi marchi e Arezzo è bene presente con le sue griffe conosciute in tutto il mondo: da UnoAerre a Graziella, passando per gli altri grandi maestri artigiani.

Il Palaffari si riempie dalla mattina. Gli standisti sono lì da tempo, arrivano i buyers da tutto il mondo, con un pensiero speciale a quelli che giungono dal Medioriente: c’è per loro la stanza della preghiera. Un’altra sezione è dedicata agli ebrei: è lì che si può consumare il cibo kosher.

Andrea Boldi, il presidente di Arezzo Fiere si coccola la sua creatura. «L'edizione consolida in via definitiva l’evento, è ormai acclarato che ad Arezzo abbiamo e avremo due fiere all’anno. Anche Cagnoni è rimasto impressionato».

Risultati? Troppo presto per tirare bilanci. L’anno, come confermano alcuni operatori, si concluderà  con un saldo positivo rispetto al 2016 e già questo è un passo importante vero un rilancio su cui ancora non c’è da giurare. Ancora Boldi: «Il primo giorno di Gold Italy conferma le difficoltà che abbiamo in Medioriente, I buyers non mancano ma una volta vendevamo a quintali e oggi a chili. Al contrario è continua espansione l’Oriente, specie l’India".

Il parterre che sta dietro il taglio del nastro è di tutto rispetto: quasi 300 espositori (271 per la precisione), 180 buyers provenienti da mezzo mondo, sia dai paesi di consolidata presenza dell’export nazionale, sia da quelli emergenti. Gli stand delle aziende aretine sono grosso modo la metà, 130, mentre i 141 residui saranno divisi fra gli operatori giunti dagli altri principali poli orafi, Vicenza, Valenza, Firenze, Milano e Torre del Greco.

Ma con quale stato d’animo le imprese erano arrivate a Gold Italy? I primi sei mesi dell’anno sono andati molto bene a Valenza (più 39,5 per cento nelle esportazioni), abbastanza bene ad Arezzo (più 5,1, all’incirca l’aumento del prezzo dell’oro, in un quadro di sostanziale tenuta del settore), benino a Vicenza, che si fermata a una crescita dell’export dell’1,2, mentre il dato nazionale è ancora più tenue, appena lo 0,1 per cento, di fatto una stagnazione, per un totale di 3 miliardi e 267 milioni. Dovrebbero essere almeno il doppio a fine anno, ma questo dipende dall’andamento del secondo trimestre.

E qui affiora il sentimento di incertezza con il quale gli operatori si presentano a questo appuntamento d’autunno. Il mercato italiano di fatto non esiste più: quasi tutto quello che viene prodotto è destinato all’esportazione. Per il momento Hong Kong, almeno per Arezzo, riesce a compensare il calo che non si arresta di Dubai, cui resta comunque il primato di principale sbocco del nostro oro, ma è un cambio della guardia su cui si può fare affidamento permanente?

Le ombre insomma condizionano le zone di luce. I Brics, i paesi (Brasila, Russia, India e Cina) dai quali ci si aspettava un forte incentivo alla ripresa, fanno più fatica del previsto. Alla fin fine tengono gli Stati Uniti, ma la politica del presidente Trump resta un’incognita. Non è crisi ma non è neppure ottimismo da ritorno ai tempi belli. Gold Italy è un banco di prova, la speranza è uscirne con più certezze di quelle con le quali gli orafi vi entrano.