Arezzo, 3 novembre 2017 - E’ ANDATA come in una partita di volley: gli azzerati hanno tentato la schiacciata ma le difese dei 31 ex big di Etruria ora accusati di bancarotta hanno alzato il muro. Il risultato è che in 2500, quanti avevano chiesto di costituirsi parte civile, restano col fiato sospeso. Perchè l’arbitro, ossia il Gup Giampiero Borraccia, non ha ancora fischiato la sua decisione. Anzi, si è preso venti giorni di tempo per scegliere.

Solo alla prossima udienza, il 21 novembre, il giudice farà sapere se i risparmiatori beffati possono entrare in aula per chiedere i danni dei 130 milioni di subordinate andate in fumo e delle decine di milioni di azioni ridotte a carta straccia, oppure se il solo abilitato ad agire sarà il liquidatore della Bpel che fu, Giuseppe Santoni.

Già, come La Nazione aveva anticipato ieri, è questa la linea del Piave su cui si sono attestati gli avvocati di due ex presidenti, quattro ex vice, un ex direttore generale e un manipolo di ex consiglieri e revisori dei conti: il liquidatore rappresenta tutti i creditori, compresi gli azzerati che dunque non hanno titolo per stare in giudizio. Pronta la contromossa di chi invece nel processo ci vuole entrare eccome: Santoni chiede con l’azione di responsabilità avviata al tribunale di Roma e con l’istanza per costituirsi parte civile ad Arezzo solo i danni patrimoniali, noi invece vogliamo quelli morali. La differenza è sottile, ma potrebbe essere quella che fa la differenza.

LA PROCURA, rappresentata in aula dal Pm Andrea Claudiani, sta dalla parte dei risparmiatori e dà dunque parere favorevole alla loro partecipazione all’udienza. Lo stesso vale per i Comuni di Arezzo e Castiglion Fiorentino, che hanno chiesto anch’essi di costituirsi parte civile: ne hanno diritto, spiega Claudiani nel suo intervento, sono abilitati a rappresentare la volontà delle comunità di cui sono espressione.

ORA TOCCA al giudice Borraccia, che ha scelto di sentire prima la voce di tutti. I legali degli azzerati, dunque, avranno tempo fino al 9 per presentare contromemorie a confutazione di quelle depositate ieri in aula dalle difese. Poi toccherà di nuovo a queste ultime replicare per iscritto. Procedura complessa che prelude a una decisione capitale. Perchè è chiaro che una cosa è un processo con 2500 parti civili, un’altra un’udienza in cui il solo che può parlare per tutti è il liquidatore. Che del resto la sua voce l’ha già fatta sentire con forza: ai vertici dell’ex Banca Etruria chiede con l’azione di responsabilità la cifra monstre di 460 milioni, cui potrebbero aggiungersi altre decine di milioni per le ipotesi di bancarotta non previste nel processo civile ma contestate solo in sede penale.

I precedenti sui quali il Gup Borraccia potrà basarsi per decidere se ammettere o meno i risparmiatori sono contrastanti. Agli ex azionisti ed obbligazionisti è stato consentito di entrare in aula nel caso Parmalat (allora erano 17 mila), qui ad Arezzo nel processo Eutelia e in ultimo nell’udienza di Ferrara per il crac della Cassa di risparmio, un’altra delle banche messe in risoluzione col decreto del 22 novembre 2015, quello che lasciò in braghe di tela anche i 5 mila di Banca Etruria. Ma c’è anche un’altra vicenda giudiziaria, quella di Seat-Pagine Gialle, in cui gli azionisti sono rimasti a piedi. Borraccia, insomma, dovrà fare una scelta storica. Gli restano tre settimane per pensarci bene.

Salvatore Mannino