Roma,3 novembre 2017- La Banca d'Italia non incoraggio' mai la fallita aggregazione di Banca Etruria da parte della Popolare di Vicenza. Lo afferma il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, rispondendo alle domande dei commissari in audizione in Commissione d'Inchiesta sulle banche. L'anno e' il 2014 e la Popolare di Vicenza presenta un'offerta per la banca aretina. La Banca d'Italia aveva chiesto agli organi di Banca Etruria di trovare urgentemente un partner.

Barbagallo rivela che l'advisor di Arezzo aveva individuato 17 potenziali sposi ma solo la Vicenza presento' un'offerta, poi rifiutata per la difesa dell'aretinita' da parte della banca guidata all'epoca da Giuseppe Fornasari. In Banca d'Italia non fu mai aperta "una pratica autorizzativa" sull'operazione.

In una successiva ispezione la Banca d'Italia contesto' a Banca Etruria "un'irregolarita' procedurale: la mancata informativa al cda sull'offerta di Vicenza che sarebbe dovuta andare al vaglio dell'assemblea" della banca. Per la Banca d'Italia la "Popolare di Vicenza non era una banca aggregante: posso citarvi una dozzina di banche che voleva comprare come la Spoleto, Ferrara, Popolare Puglia e Basilicata, Marostica ma non fece mai nulla".