Arezzo, 18 maggio 2017 - C’E’ UNA FIGURA centrale nell’avviso di conclusioni indagini del filone bancarotta bis sul crac di Banca Etruria: è quella di Alberto Rigotti, consigliere di amministrazione con Faralli e, per pochi mesi, con Fornasari. Rigotti, imprenditore a capo di una galassia di società con intrecci anche in aziende della provincia di Arezzo, riceve prestiti che vanno in sofferenza per circa 22 milioni, in un circuito che il provvedimento della procura ricostruisce nel dettaglio. Secondo il pool dei magistrati guidati dal procuratore capo Roberto Rossi, si tratta di finanziamenti «in assenza di idonee garanzie sia generiche che specifiche a un soggetto privo di adeguata capacità economica... con la consapevolezza dell’impossibilità che detti finanziamenti venissero onorati» dal beneficiario. La sigla di Rigotti, la Abm Network Investment sa, società di diritto lussemburghese, sarà dichiarata fallita nel 2010.

MA FACCIAMO un passo indietro per ricostruire un singolare intreccio. Siamo nell’aprile 2007, il presidente della banca è Elio Faralli. Ad Abm Network viene concesso un credito di 7,5 milioni, con pegno su una polizza vita Bap del valore di due milioni, insieme a un altro pegno sul 25% delle azioni di «Energia Ambiente» per un valore di 1,5 milioni. Quest’ultima società si può leggere come Saico, l’azienda aretina che andrà fallita causando nelle casse di Bpel un buco di circa 25 milioni. A questo punto 2,5 milioni venivano lo stesso giorno girati da Abm a Saico e da quest’ultima società utilizzati per estinguere un finanziamento concesso da Etruria stessa.

Di fatto Bpel va a finanziare Saico, in forte difficoltà economica e impossibilitata ad accedere ad altro credito, consentendole di rientrare dallo sconfinamento. Lo spericolato incrocio costa adesso a Rigotti e ai componenti del collegio sindale Arrigucci, Badiali, Lo Presti e Senserini l’accusa di bancarotta fraudolenta. La stessa accusa avrebbe colpito, qualora fossero stati ancora in vita, Elio Faralli e Marmorini.

COME MAI Abm interviene su Saico? Presto detto: la società di Rigotti possiede all’epoca il 20% delle quote azionarie dell’impresa aretina che per un periodo era stata una delle novità imprenditoriali più significative nel panorama locale, con nomi importanti all’interno quali l’ex vicesindaco Paolo Nicchi che dell’azienda fu amministratore delegato, e Stefano Agresti, cognato di Pierluigi Boschi e dunque zio di Maria Elena. Agresti era consigliere di Saico Spa e Saico srl, nonché presidente di Saico Refinish e Ayr. Anche Gianluca Zucchi aveva una partecipazione azionaria. Nessuno di loro, va detto, compare nell’inchiesta.
I finanziamenti Abm compaiono per diversi importi nell’avviso di chiusura indagini, ad esempio nel 2008 (sempre presidente Faralli) 1,5 milioni vanno alla partecipata Sviluppo Mobilità, «a fronte di una garanzia del tutto inadeguata».

SEMPRE nel 2008, il 4 giugno, sono erogati altri 5 milioni. Mentre due anni prima, il 13 settembre 2006, un fido di 1,5 milioni va a Sicily House, partecipata da Abm Merchant Sa al 38% «a fronte di una garanzia del tutto incapiente». Né si vede la ratio che potesse stare dietro a un finanziamento per una società che nulla aveva a che fare con il territorio di riferimento.

E non finisce qui. Perchè Rigotti viene indicato nel capo di imputazione dell'inchiesta bis per bancarotta anche come l'istigatore dei 12 milioni di finanziamento (mai rientrati) che finiscono alla galassia di Intermedia Finance Spa, poi Intermedia Holding, la società che fa capo a Giovanni Consorte, discusso protagonista della finanza "rossa", già a capo di Unipol, la società assicurativa tramite la quale diede la scalata a Bnl, la Banca Nazionale del Lavoro. Fu l'operazione che in una famosa intercettazione telefonica fece esclamare a Piero Fassino, allora segretario dei Ds: "Ma allora abbiamo una banca". Dopo il fallimento di quell'operazione e l'estromissione da Unipol, Consorte è ripartito appunto con Intermedia, società partecipata (guardacaso) al 20 per cento dalle Abm di Rigotti. E' per questo, secondo i Pm, che Intermedia ebbe un canale privilegiato anche in Etruria.

Salvatore Mannino e Sergio Rossi