"Solo Arezzo e Firenze non sono uscite allo scoperto per difendere gli operatori. La domenica è sacra solo per gli altri?"
Arezzo, 31 gennaio 2012 - Orari della domenica: appello accorato da una serie di lavoratori del commercio e della cooperazione perché il sindaco intervenga. Con una lettera aperta.
Signor Sindaco, siamo un gruppo di lavoratrici e lavoratori del mondo del commercio e della cooperazione, che sente la necessità di esprimere la propria perplessità di fronte ad un ostinato, sconveniente e preoccupante silenzio da parte Sua e della Sua Amministrazione Comunale in merito alla liberalizzazione del lavoro domenicale.
Siamo informati, tra l'altro, che gli unici Comuni in Toscana a continuare a non prendere posizione in merito sono solo il Comune di Arezzo e quello di Firenze, così come siamo informati che è la sola Federdistribuzione, capeggiata da Esselunga a far pressione sull'Am. Comunale e a volere fortemente l'apertura di TUTTE le domeniche.
Ogni volta che la Sua Amministrazione si è dovuta pronunciare sulla regolamentazione delle domeniche, i lavoratori si sono dovuti attivare, perdere ore di retribuzione, hanno dovuto mandare i loro rappresentanti sindacali ad incontrarLa, hanno dovuto manifestare in Piazza della Libertà (ironia della sorte, è proprio qui che Lei lavora) la loro contrarietà ad aprire più domeniche e il loro bisogno, appunto, la domenica, di condividere un'intera giornata (per moltissime famiglie l'UNICA della settimana!) con i propri figli, con la propria famiglia, con gli amici... E Lei ha sempre risposto che sì, la domenica "è sacra".
Oggi siamo a chiederLe per CHI la domenica è sacra.
Non abbiamo forse TUTTI lo stesso diritto di passare una giornata a giocare con i nostri figli, di portarli a fare una gita, di condivider con loro UN GIORNO DI FESTA?
O dobbiamo forse pensare che ci sono lavoratori privilegiati, come Lei e gli amministratori comunali e i lavoratori pubblici in generale che, oltre a fare orari dignitosi durante la settimana (quando noi siamo costretti anche ad alzarci alle 5 del mattino o a rincasare alle 22), hanno diritto a far festa la domenica (oltre al sabato, n.b.) e a vivere la loro famiglia mentre altri no?
Allora non Le sembra giusto che la Sua Amministrazione cominci ad offrire ai cittadini di Arezzo non solo negozi in cui acquistare ma anche servizi pubblici di cui poter usufruire?
Ci sono forse asili nido, scuole materne aperte dove i bambini possano stare se i loro genitori sono entrambi lavoratori del commercio e sono COSTRETTI a lavorare la domenica, in alcuni casi già TUTTE LE DOMENICHE?
E i bambini non hanno diritto a condividere un giorno di libertà e di festa a settimana con entrambi i genitori?
Il fatto che tutto questo non venga non solo promosso ma nemmeno garantito da un'Amm, di centrosinistra è semplicemente deludente, per non dire squallido...
Ci saremmo aspettati, anche già solo per la connotazione politica della Sua Amministrazione, comprendente anche l'ala cattolica (la Sua!), un comportamento contrario e cioè promotore del sociale, della famiglia, dei servizi. O dobbiamo trarre la conclusione che si parli di "famiglia" solo per prendere voti in campagna elettorale?
Questa l'analisi, fortemente negativa, dal punto di vista umano, per non parlare dell'economia...
A che cosa può portare, ad Arezzo e provincia, una liberalizzazione selvaggia delle aperture domenicali?
Il nostro pensiero, forse banale, ma forse meritevole di riflessione è che contribuirà a mettere in ginocchio un'economia già in grandissima difficoltà in tutta la nostra provincia.
Signor Sindaco, se le Aziende aretine stanno progressivamente e drammaticamente chiudendo e nella nostra provincia crescono i lavoratori in cassa integrazione o i disoccupati, è banale pensare che se i soldi da spendere sono sempre meno e, nei migliori casi, gli stessi, aprire le grandi aziende commericiali non porterà nemmeno a queste il guadagno, in quanto vedranno diminuire le vendite durante la settimana e dovranno, contemporaneamente sostenere i costi della struttura e del personale per un giorno in più, e metterà in forte crisi i piccoli negozi del centro storico e della periferia?
Forse, a volte, è davvero più saggio pensare in modo umile e semplice, nonchè libero da condizionamenti di qualsiasi tipo.....
Ci aspettiamo, Signor Sindaco, che Lei e la Sua Amministrazione vi assumiate, intanto la responsabilità di prendere una posizione e ci auguriamo, per il bene di tutti, che sia una sensata risposta a una folle manovra economica, pensando e facendo il bene di tutta la comunità a partire dalla famiglia e di tutta la città ( e provincia) e non solo di una parte di essa, già di per sè, la più agiata.
Grazie dalle lavoratrici e dai lavoratori.
redazione