di SILVIA BARDI

Arezzo 14 novembre 2017 - HA LA FACCIA da commedia dell’arte, la vocazione per il teatro popolare due maestri d’eccezione come Dario Fo e Eugenio Allegri, il temperamento di un attore trasformista che sa reggere il palcoscenico portando in scena un monologo con decine di personaggi. Lui è Matthias Martelli, per chi lo ha visto è «Il mercante di monologhi» il suo spettacolo di maggior successo e dai grandi numeri: due anni in tour, duecento repliche in teatro e festival di tutta Italia (sedici regioni), 25mila spettatori, tre premi nazionali (Premio Alberto Sordi, Premio «Uanmensciò» della Federazione nazionale artisti di strada Fnas, Premio Locomix). Spettacolo che arriva ad Arezzo mercoledì sera al Virginian di via de’ Redi, una carrellata di personaggi grotteschi, un po’ comici, un po’ folli, un po’ poetici, per raccontare i vizi e le virtù della società di oggi. «Critico certi aspetti della società contemporanea – spiega Martelli - con il politico metto a nudo il vuoto della retorica politica, con Don Iphone dimostro come le nuove tecnologie siano diventate una religione, poi c’è il professore universitario, quello che mi diverte di più perchè consente maggiore improvvisazione e fa nascere gag incredibili». Una vocazione all’imitazione e al trasformismo che nasce da piccolo: «da bambino mi divertivo a imitare ma quando sono salito sul palco il divertimento è diventato un duro lavoro che ho sperimentato anche per strada portando il ’Mercante di monologhi’ in giro per le piazze con un carretto di legno e costruendo lo spettacolo in base alle reazioni del pubblico». In scena come in strada dunque, e con continui aggiornamenti: «prendo spunto dalla cronaca, dai giornali, cambio sempre qualcosa. Lo spettacolo non è mai lo stesso sennò mi annoierei».

LA MORALE del «Mercante?» Vivere il presente, possibilmente lentamente per godersi ogni momento; non farsi robotizzare dall’uso sconsiderato di internet e della nuova tecnologia; non lasciarsi abbindolare dal linguaggio pomposo ed incomprensibile dei cattedratici. In questo spettacolo Martelli, protagonista e autore, è affiancato dal musicista Matteo Castellan, che lo accompagna con pianoforte e fisarmonica diventandone la spalla. Viso duttile, mimica elastica, voce profonda, sapiente uso del dialetto, repentini cambi di abiti e di personaggi e di storia: la parte più difficile del teatro.

UN GIULLARE. Non è un caso dunque che Martelli dal 2016 ha affrontato con sapienza quel mostro sacro teatrale che è «Mistero Buffo» di Dario Fo, del quale è stato allievo e che gli dette il suo permesso. Solo il suo erede, Mario Pirovano, ci era riuscito. Lo ha affrontato con un altro grande maestro alle spalle, Eugenio Allegri che ne ha curato la regia. Martelli ce l’ha fatta, ha debuttao il 13 ottobre a Follonica e ora è in tour, coproduzione Teatro Stabile di Torino e Teatro della Caduta. «Ne esistono tante versioni, perchè oltre al testo scritto Fo lo cambiava continuamente in scena – spiega – lo abbiamo trattato come uno spettacolo del teatro classico universale, ma il complimento che mi ha fatto più piacere è quando mi hanno detto che dopo due minuti non hanno più cercato in me Dario Fo».