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Torna in stazione il treno del Milite Ignoto. Storia lunga 90 anni

A confronto 1 novembre '21 e oggi

Il convoglio ricevuto dai picchetti delle forze dell'ordine e delle associazioni d'arma. C'era anche il Duca d'Aosta, il cui nonno regalò il tricolore che avvolse la bara

Il treno del Milite Ignoto (Donzelli)
Il treno del Milite Ignoto (Donzelli)
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Arezzo, 1 novembre 2011 -E' tornato. E' tornato il treno del Milite Ignoto, in un altro mondo, in un'altra epoca. Dentro, novant'anni dopo, non c'era la salma del soldato sconosciuto, simbolo di tutti i caduti della Grande Guerra e scelta dalla madre di uno dei militari rimasti senza nome nella morte (quella, come tutti sanno, è tumulata all'Altare della Patria), solo le bandiere d'epoca e le immagini di allora, i segni di quel viaggio da Aquileia a Roma che fra il 29 ottobre e il 4 novembre 1921  fece storia e rappresentò il sintomo di un cambiamento totale di clima. Dall'agitato dopoguerra alla ripresa del nazionalismo, prodromo dell'avvento del fascismo.

In quell'autunno 1921, il treno con il Milite Ignoto fece tappa anche ad Arezzo nella sua lentissima corsa verso la capitale. E pure stavolta, chi ha scelto di ripercorrere il viaggio del convoglio a novant'anni di distanza, e nel centocinquantenario dell'Unità, ha programmato una sosta nella nostra stazione. Il treno è arrivato intorno alle 15,30, accolto con tutti gli onori. C'erano i picchetti dei carabinieri, della polizia, dei vigili del fuoco, delle associazioni d'arma. C'erano le autorità e c'era anche il duca Amedeo d'Aosta, il cui nonno Emanuele Filiberto, comandante della Terza Armata schierata sul Carso durante la Grande Guerra, aveva donato il tricolore in cui fu avvolta la salma. Un tricolore che adesso è di nuovo in viaggio su questo Treno dell'Eroe, insieme all'affusto di cannone che nel '21 servì al trasporto del feretro e ai due vagoni celebrativi in cui si possono vedere immagini, filmati e mostre d'epoca.

C'era anche, in stazione, una folla di aretini comuni. Eco delle accoglienze che nel 1921 ebbe, qui come ovunque, il treno del Milite Ignoto, come si può vedere nelle foto conservate nell'archivio del Fotoclub la Chimera. Ci rimandano, quelle immagini, figure di personaggi austeri nel bianco e nero d'epoca, in giacca e cravatta con le camicie dal collo alla Robespierre. Centinaia e centinaia di persone partecipi di un mito, quello della guerra eroica, che rovesciava l'atmosfera dominante fino a nemmeno un anno prima.

Eh sì, non è una data qualsiasi il 1 novembre 1921. In una primavera di fuoco il fascismo ruggente delle squadre di combattimento ha distrutto il movimento operaio e i partiti di sinistra che avevano dominato i primi due anni del dopoguerra (il cosiddetto Biennio Rosso) ed è diventato in sostanza la forza egemone, quasi monopolista, del potere in città ed in provincia. Appena dodici mesi prima un'accoglienza come quella che il treno del Milite Ignoto ricevè in stazione sarebbe stata impensabile.

Basti ricordare che la prima celebrazione del 4 novembre a livello nazionale avviene appunto in quel 1921 in cui la salma dell'eroe sconosciuto viene deposta all'Altare della Patria di Roma. Nel 1919 e nel 1920 l'anniversario della vittoria era passato sotto silenzio, con i governi dell'epoca timorosi di urtare gli umori generali proclamando la festa nazionale. I reduci erano spesso oggetto di manifestazioni da parte della folla ostile, anche ad Arezzo dove non si contano gli insulti, le contestazioni, persino gli sputi contro coloro che osavano manifestare sentimenti patriottici. Persino i carabinieri erano stati presi a pietrate durante lo Scioperissimo del luglio 1919: "Porconi - l'urlo dei manifestanti - andate a lavorare".

Poi, man mano che la marea rossa perde di intensità, vittima della sua stessa impotenza politica, la lenta ripresa delle forze liberali e moderate, trainate dal movimento combattentistico. E sono appunto i combattenti la forza principale della coalizione che nel novembre 1920 porta alla conquista del Comune di Arezzo gli avversari del partito socialista. Sindaco viene eletto uno di loro: Carlo Nenci. I moderati vincono anche a San Giovanni e Montevarchi, mentre Cortona, Sansepolcro e Bibbiena vanno ai "rossi".

Ma il clima è già cambiato, prima ancora dell'offensiva fascista che si sviluppa a partire dal marzo 1921, in una prova drammatica di guerra civile strisciante. Le vittime, da una parte e dall'altra, ma soprattutto a sinistra, sono alcune decine, ci sono episodi clamorosi come la rivolta dei minatori di Castelnuovo del 23 marzo 1921, che fornisce il pretesto della reazione squadristica in Valdarno, e i fatti di Foiano del 17 aprile 1921, la domenica di sangue, dodici vittime (tre fascisti, gli altri "rossi") che è l'apice della fiammata nera, quella che distrugge i partiiti di sinistra e le loro organizzazioni, leghe e sindacati. A maggio non c'è già più segno di una presenza organizzata di socialisti e comunisti.

In questo quadro psicologico diventa possibile fare della Grande Guerra un mito positivo. A livello locale ma anche nazionale. Il culto dei caduti, di cui la traslazione del Milite Ignoto è il simbolo più eclatante, si trasforma in una sublimazione del sacrificio che la Conflagrazione Europea ha portato con sè. Solo sul fronte italiano i morti sono stati 600 mila.

Ecco allora che quel 1 novembre 1921 in stazione c'è tutta la città moderata e combattentistica (l'altra "rossa" non ha più voce) per la quale la guerra è un passaggio necessario verso l'avvento di una Grande Italia. C'è dunque il sindaco Nenci, ci sono i capi fascisti, i più importanti dei quali sono il segretario Alfredo Frilli e il neodeputato (è stato eletto nel voto per la Camera di maggio) Dario Lupi. Da sottosegretario alla pubblica istruzione nel primo governo Mussolini sarà lui a inventare i Parchi della Rimembranza, un altro modo di ricordare i caduti della Grande Guerra. Il 4 novembre, in contemporanea con le grandiose cerimonie romane che si concludono con la tumulazione del Milite Ignoto nel Vittoriano, anche ad Arezzo si svolge in Duomo un'imponente manifestazione di cui è rimasta traccia nelle foto d'epoca.

Novant'anni dopo, nelle celebrazioni di oggi, l'atmosfera è stata commossa ma assai più distaccata. La Grande Guerra, il Milite Ignoto sono ormai temi di storia, non di attualità politica, nessuno penserebbe mai di farne argomento di scontro fra i partiti. Eppure il conflito 1915-18 resta uno degli elementi fondanti della nostra identità nazionale, di un'unità sempre discussa ma che è sentimento di popolo. Questo appunto è il significato del treno dell'Eroe che nel tardo pomeriggio ha ripreso la sua marcia verso Roma.

Salvatore Mannino

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