Arezzo, 12 luglio 2017 - Ladri, forse sfortunati e di sicuro un po' polli. Perché se ti viene in mente di andare a colpire proprio la casa del capo della squadra mobile vuol dire che sei proprio alla frutta. E infatti sono finiti in carcere tutti e tre.

Un furto di quelli che via via si ripetono in città: tentano di scassinare la porta di casa per poi fare man bassa all'interno. In casa c'è ospite il fratello di Giovanni Schettino, il capo della mobile: che come è logico appena sente cosa sta avvenendo dà immediatamente l'allarme al fratello.

Schettino è poco lontano e si precipita a casa sua. Velocissimo, tanto da cogliere i nostri ancora in azione: sono tre georgiani. Troppo tardi per salvare la porta, rovinata dall’assalto degli improvvissati scassinatori. Figuriamoci che il fratello alla fine è dovuto uscire dalla finestra: l’uscita principale era impraticabile.

Ieri mattina il processo per direttissima, nel quale i tre giovani georgiani, tutti provenienti da Pisa e infatti li difendeva un avvocato pisano che ha chiesto il più classico dei termini a difesa, si sono visti convalidare l’arresto. Il giudice Lucia Faltoni ha poi inflitto loro l’obbligo di dimora notturna nella città della Torre che pende. Non proprio una misura cautelare terribile per tre che di mestiere fanno i ladri (uno ha una raffica di precedenti per furto, rapina, ricettazione e danneggiamento) e che nel caso specifico hanno agito in pieno giorno.

Eppure col decreto svuotacarcere era impossibile una misura cautelare più dura. Del resto di questi tempi i soliti ignoti sono diventati così sfacciati che non si fanno scrupolo neppure (ammesso che lo sappiano) a violare le case dei tutori della legge. Qualche settimana fa, secondo le indiscrezioni di Palazzo di giustizia, è toccato anche al Gup Piergiorgio Ponticelli, dall’altra parte di Arezzo. Sono riusciti soltanto a penetrare nel garage.